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Claustri, che fine ha fatto la candidatura Unesco?

L'antropologo Mirizzi: "Necessario un dossier complesso"


Quali prospettive per la candidatura dei claustri di Altamura a patrimonio Unesco?

Mentre il dibattito sui beni storico-culturali della città, nelle ultime settimane, è occupato dalle due vicende di cava Pontrelli (in attesa di esproprio) e dell'Uomo di Lamalunga (a rischio rimozione),e la vicina Matera diventa sempre più un polo di attrazione turistica grazie alla vittoria nella corsa a capitale europea della Cultura, si torna a parlare del sogno di inserire un sito cittadino all'interno del Patrimonio Mondiale dell'Umanità la denominazione ufficiale delle aree registrate nella Lista Unesco, che attualmente, con i suoi 45 siti, l'Italia è la nazione a detenere il maggior numero di siti inclusi nella lista.

Dapprima ci si provò con la Cava dei dinosauri, che insieme alla grotta dell'Uomo di Altamura, è inserita da giugno 2006 nella "Tentative List" dell'Unesco. Da allora, però, nessun passo avanti si è fatto rispetto alla lista propositiva, indispensabile per ottenere il riconoscimento di patrimonio dell'umanità, ma costituente solo una prima fase, poiché spetta alla Commissione mondiale decidere dopo la presentazione di un dossier da parte del Paese in cui il sito si trova. Questa documentazione, ad oggi manca e malgrado le promesse governative, da qualche anno al vicenda sembra finita nel dimenticatoio.

Nel 2011, intanto, la sezione della Federazione Italiana Club e Centri Unesco, presieduta da Luigi Viscanti, in collaborazione con l'Archeoclub, ci riprovò, questa volta avviando una raccolta firme per candidare i claustri di Altamura al riconoscimento di Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Un'iniziativa che riscontrò il plauso dell'amministrazione, ma anch'essa passata con il tempo in secondo piano. "Si attende una relazione da parte dell'antropologo Fernando Mirizzi", fu la laconica risposta dell'assessore Saponaro mesi fa.

Una circostanza ribadita recentemente anche dal Club Unesco locale, ma il docente dell'Università degli Studi di Basilicata, contattato, ridimensiona la portata del suo ruolo: "Non ho mai ricevuto un incarico ufficiale – spiega l'antropologo ad Altamuralife – il club Unesco di Altamura, nella persona del prof. Luigi Viscanti, ai tempi mi informò della raccolta firme e mi chiese la disponibilità a stilare una relazione tecnico-scientifica a supporto della candidatura. Una relazione che non avrei problemi a scrivere, ma che da sola non sarebbe assolutamente sufficiente a sbloccare l'iter della candidatura. Occorre progettare un dossier, che è una procedura complessa, fatta di dati tecnici, un'analisi sullo stato attuale di gestione del sito, strumenti di tutela, strategie di valorizzazione e finanziamenti. Una candidatura Unesco non è un orpello ma un impegno, e richiede un'assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni e il coinvolgimento di tutta la comunità, oltre ad un gruppo di lavoro qualificato".

"La mia disponibilità a dare un contributo c'è – chiarisce lo studioso – ma all'interno di un progetto ben delineato che non può essere lasciato alle pur lodevoli associazioni di volontariato. Bisogna partire una ricerca sui claustri che finora non è mai stata fatta, visto che l'Unesco richiede di motivare l'unicità del sito. Occorre capire, alla luce degli ultimi orientamenti, se il modello del centro storico altamurano può essere inserito all'interno di una rete, come ha fatto Gravina decidendo di agganciarsi ai Sassi di Matera".

Per Mirizzi, insomma, il sogno di Altamura nell'Unesco è all'anno zero, e, suggerisce l'antropologo, forse la strada giusta, e più realistica, è quella intrapresa dai cugini gravinesi: fare squadra con la già avviata e famosa Matera in nome dell'unità murgiana, perché nella competizione globale, l'unione fa la forza.
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