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Bacino Capodacqua, la Regione rispolvera il progetto

Entro aprile una relazione sulla fattibilità degli interventi. Amati, "Il nostro primo obiettivo è quello di non sprecare risorse pubbliche"

Si torna a parlare del bacino di Capodacqua ossia di quel grande progetto interamente finanziato con fondi pubblici per un importo complessivo di 118 miliardi di vecchie lire di cui i cittadini non hanno mai potuto usufruire perché, semplicemente, non esiste. Ora la Regione Puglia ha deciso di capirci qualcosa in più e in un incontro convocato dall'assessore regionale alle opere pubbliche Fabiano Amati sulle problematiche relative agli invasi artificiali inutilizzati nei territori di Gravina in Puglia, Poggiorsini, Spinazzola e Altamura, la Regione ha acquisito tutta la documentazione per valutare l'effettiva realizzabilità del progetto di sistemazione idraulica del bacino Capodacqua che, stando a quanto emerso dall'incontro, è subordinata all'esame che la stessa Regione eseguirà sui costi e benefici che il Consorzio di bonifica Terre D'Apulia presenterà entro il mese di aprile con riferimento all'intero ammontare dei finanziamenti per la realizzazione delle opere. Il Consorzio di bonifica dovrà inoltre assicurare che la gestione delle opere sia tecnicamente ed economicamente sostenibile, attraverso la presentazione di un idoneo piano industriale.

Negli anni '90 la Regione Puglia e il Ministero per gli interventi straordinari nel mezzogiorno diedero il via ad un progetto di sistemazione idraulica del bacino del Capodacqua. L'obiettivo era quello di realizzare una rete irrigua e ridurre la vulnerabilità idraulica dei territori a valle del costone murgiano attraverso la realizzazione di una diga sul torrente Capodacqua, affluente sinistro del Bradano. Le opere di sistemazione idraulica a monte avevano lo scopo di raccogliere le acque meteoriche e di convogliarle nella diga e comprendevano 5 invasi, per una copertura complessiva di 600 ettari di Murgia ed un volume di 250.000 metri cubi d'acqua; gli invasi dovevano essere raccordati con la diga per mezzo di 50 chilometri di canali in cemento e 500 briglie di contenimento, quasi interamente realizzate. Inoltre, erano previsti 4 pozzi per la captazione delle acque nel periodo estivo ed un parco eolico, che avrebbero dovuto provvedere all'alimentazione elettrica dei pozzi stessi.
Il progetto, presentato negli anno '90 suscitò numerose proteste da parte di alcuni comuni e i lavori furono bloccati diverse volte in quanto alcuni tratti dei canali in costruzione ricadevano in aree d'interesse archeologico. Dopo quasi vent'anni le uniche opere realizzate consistono in quattro invasi artificiali situati nel bel mezzo del Parco dell'Alta Murgia.

Adesso le opere necessitano di interventi di rifunzionalizzazione, per un ammontare di circa € 9.400.000,00. "Il nostro primo obiettivo - ha spiegato Amati - è quello di non sprecare risorse pubbliche ed evitare che esistano monumenti all'incompiutezza. Per questo stiamo eseguendo una serie di studi, rispetto ai quali è sorta l'esigenza di un'integrazione per verificare la concreta fattibilità tecnico- economica delle opere necessarie. Se spendiamo anche un solo euro in più, lo scopo di ottenere un risultato concreto e l'effettivo utilizzo delle opere dovrà essere necessariamente raggiunto. L'obiettivo è quello di riuscire a fare opere di manutenzione su invasi che hanno ormai 20 anni di vita e completare alcune parti strutturali per poi addurre e distribuire acqua per scopi agricoli".
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