
Economia
Natuzzi: azienda e sindacati sono lontani da intesa
Il Ministero e la Regione sperano in ripresa del dialogo
Altamura - lunedì 16 marzo 2026
22.03
Dopo il "nulla di fatto" a Roma fioccano i comunicati, nella speranza che il confronto possa riprendere. Per ora, di certo, non c'è accordo.
Ministero delle imprese e del made in Italy (MimIt)
Le posizioni di azienda e sindacati nella trattativa in corso al Mimit per la vertenza Natuzzi, non hanno consentito di raggiungere un accordo. L'azienda, sottolineando la difficile situazione economica e finanziaria del gruppo, ha ribadito le condizioni per un Accordo: la chiusura del sito di Jesce 2 e la vendita dello stabilimento di Ginosa (già oggi non utilizzato), l'aggregazione di imprese, l'esodo volontario di circa 400 lavoratori prossimi alla pensione, la ricollocazione in imprese del territorio di almeno altre 300 persone; il tutto accompagnato da un piano di investimenti di oltre 50 milioni nel triennio 26/28.
Le organizzazioni sindacali, contrarie all'intesa nelle attuali condizioni, hanno invece ribadito la richiesta di un accordo sull'incentivazione all'esodo come condizione imprescindibile per la prosecuzione delle trattative e per il possibile raggiungimento di un accordo definitivo.
Il Ministero ha evidenziato l'importanza di un accordo tra le parti per fronteggiare le attuali difficoltà di Natuzzi ed ha richiamato le parti a comportamenti che non compromettano l'obiettivo di un accordo ed ha confermato la propria disponibilità a riconvocare le parti non appena si registrassero posizioni più costruttive e orientate alla definizione di un'intesa.
Natuzzi
Nel corso della riunione, l'azienda "ha più volte offerto aperture e disponibilità sull'intero impianto proposto cercando di trovare una sintesi sostenibile per la salvaguardia dell'occupazione e dell'indotto, cercando altresì di tutelare l'indispensabile equilibrio economico/finanziario. Le organizzazioni sindacali "hanno dato disponibilità a trattare solo un incentivo all'esodo ed hanno dimostrato chiusura sugli altri aspetti del piano presentato dall'azienda". "Questa chiusura – aggiunge Natuzzi – risulta ingiustificata perché tutte le iniziative aziendali erano in ogni caso volte a tutelare l'intero perimetro occupazionale in un'ottica di ristrutturazione e conseguente rilancio della Natuzzi. A fronte di questa posizione del sindacato, il Mimit non ha potuto fare altro che registrare al momento una distanza incolmabile delle due posizioni". Natuzzi "auspica che i sindacati recuperino a livello nazionale quanto territoriale la necessaria consapevolezza del quadro complesso in cui l'azienda dovrà muoversi".
Sindacati
"La ripresa del tavolo di confronto con Natuzzi ''rimane il nostro obiettivo centrale''. Lo affermano FenealUil, Filca Cisl, Fillea Cgil e Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs, insieme alle rsu del gruppo. "Auspichiamo che i prossimi passi dell'azienda si muovano nella direzione del senso di responsabilità che tutte le parti presenti al tavolo hanno richiamato, con l'obiettivo di rafforzare e rilanciare un presidio industriale strategico per il territorio e per il Paese'', aggiungono i sindacati. I sindacati spiegano che nel corso del precedente confronto istituzionale ministero e regioni ''avevano assunto l'impegno di predisporre un testo di sintesi sul tema delle internalizzazioni, al fine di favorire un possibile avanzamento del negoziato, avendo colto la sensibilità dei sindacati su questo tema come fondamentale per la tutela dei posti di lavoro. Da parte nostra abbiamo ribadito nel confronto le nostre posizioni, sempre improntate alla disponibilità, al dialogo e al confronto, senza pregiudiziali, con l'obiettivo di individuare soluzioni utili alla tutela dell'occupazione e al futuro industriale del gruppo in Italia. Nel corso dell'incontro di oggi l'azienda ''ha confermato nella sostanza l'impostazione del piano già presentato al Mimit, determinando così il permanere di distanze significative tra le posizioni delle parti. Noi abbiamo ribadito che l'obiettivo resta quello di perseguire un'eventuale intesa, che possa fondarsi su alcuni contenuti ritenuti fondamentali per garantire prospettive industriali e occupazionali, vale a dire le internalizzazioni, un quadro certo di prospettive industriali e produttive per la definizione e la tutela del perimetro industriale, l'attivazione di piani di incentivo all'esodo e di politiche attive su base volontaria'', concludono le sigle sindacali.
Regione Puglia
"Dal confronto di oggi è emerso con chiarezza che permane una significativa distanza tra le posizioni dell'azienda e quelle delle organizzazioni sindacali. Non si è ancora giunti a un punto di equilibrio tra il piano industriale presentato dall'impresa e le istanze poste a tutela del lavoro e dell'occupazione. Per questo motivo il confronto non può dirsi concluso e richiede ulteriori sforzi da parte di tutti". È quanto dichiara l'assessore regionale allo Sviluppo economico e al Lavoro della Regione Puglia, Eugenio Di Sciascio.
"La crisi Natuzzi rimane una questione di grande rilievo per la Puglia e per l'intero comparto produttivo del territorio – aggiunge Di Sciascio – e su questo fronte non abbasseremo la guardia. Al contrario, sentiamo ancora più forte la responsabilità di promuovere ogni ulteriore iniziativa pubblica utile a riportare le parti attorno a un tavolo in condizioni che consentano di avvicinare le posizioni e costruire soluzioni condivise". "Intervenire su questa vertenza – prosegue l'assessore – significa prendersi cura di una realtà industriale che rappresenta l'identità di un territorio e che continua a svolgere un ruolo importante per l'occupazione in Puglia. Il nostro impegno sarà quello di accompagnare il percorso con politiche attive a sostegno dello sviluppo che, per essere davvero efficaci, devono nascere dal confronto e dalla condivisione tra azienda e rappresentanze dei lavoratori". "La Regione – conclude Di Sciascio – è pronta a fare la propria parte attraverso il lavoro congiunto della task force occupazionale e con il supporto tecnico delle strutture regionali competenti in materia di lavoro, sviluppo economico e formazione, per contribuire a individuare soluzioni concrete e sostenibili".
Ministero delle imprese e del made in Italy (MimIt)
Le posizioni di azienda e sindacati nella trattativa in corso al Mimit per la vertenza Natuzzi, non hanno consentito di raggiungere un accordo. L'azienda, sottolineando la difficile situazione economica e finanziaria del gruppo, ha ribadito le condizioni per un Accordo: la chiusura del sito di Jesce 2 e la vendita dello stabilimento di Ginosa (già oggi non utilizzato), l'aggregazione di imprese, l'esodo volontario di circa 400 lavoratori prossimi alla pensione, la ricollocazione in imprese del territorio di almeno altre 300 persone; il tutto accompagnato da un piano di investimenti di oltre 50 milioni nel triennio 26/28.
Le organizzazioni sindacali, contrarie all'intesa nelle attuali condizioni, hanno invece ribadito la richiesta di un accordo sull'incentivazione all'esodo come condizione imprescindibile per la prosecuzione delle trattative e per il possibile raggiungimento di un accordo definitivo.
Il Ministero ha evidenziato l'importanza di un accordo tra le parti per fronteggiare le attuali difficoltà di Natuzzi ed ha richiamato le parti a comportamenti che non compromettano l'obiettivo di un accordo ed ha confermato la propria disponibilità a riconvocare le parti non appena si registrassero posizioni più costruttive e orientate alla definizione di un'intesa.
Natuzzi
Nel corso della riunione, l'azienda "ha più volte offerto aperture e disponibilità sull'intero impianto proposto cercando di trovare una sintesi sostenibile per la salvaguardia dell'occupazione e dell'indotto, cercando altresì di tutelare l'indispensabile equilibrio economico/finanziario. Le organizzazioni sindacali "hanno dato disponibilità a trattare solo un incentivo all'esodo ed hanno dimostrato chiusura sugli altri aspetti del piano presentato dall'azienda". "Questa chiusura – aggiunge Natuzzi – risulta ingiustificata perché tutte le iniziative aziendali erano in ogni caso volte a tutelare l'intero perimetro occupazionale in un'ottica di ristrutturazione e conseguente rilancio della Natuzzi. A fronte di questa posizione del sindacato, il Mimit non ha potuto fare altro che registrare al momento una distanza incolmabile delle due posizioni". Natuzzi "auspica che i sindacati recuperino a livello nazionale quanto territoriale la necessaria consapevolezza del quadro complesso in cui l'azienda dovrà muoversi".
Sindacati
"La ripresa del tavolo di confronto con Natuzzi ''rimane il nostro obiettivo centrale''. Lo affermano FenealUil, Filca Cisl, Fillea Cgil e Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs, insieme alle rsu del gruppo. "Auspichiamo che i prossimi passi dell'azienda si muovano nella direzione del senso di responsabilità che tutte le parti presenti al tavolo hanno richiamato, con l'obiettivo di rafforzare e rilanciare un presidio industriale strategico per il territorio e per il Paese'', aggiungono i sindacati. I sindacati spiegano che nel corso del precedente confronto istituzionale ministero e regioni ''avevano assunto l'impegno di predisporre un testo di sintesi sul tema delle internalizzazioni, al fine di favorire un possibile avanzamento del negoziato, avendo colto la sensibilità dei sindacati su questo tema come fondamentale per la tutela dei posti di lavoro. Da parte nostra abbiamo ribadito nel confronto le nostre posizioni, sempre improntate alla disponibilità, al dialogo e al confronto, senza pregiudiziali, con l'obiettivo di individuare soluzioni utili alla tutela dell'occupazione e al futuro industriale del gruppo in Italia. Nel corso dell'incontro di oggi l'azienda ''ha confermato nella sostanza l'impostazione del piano già presentato al Mimit, determinando così il permanere di distanze significative tra le posizioni delle parti. Noi abbiamo ribadito che l'obiettivo resta quello di perseguire un'eventuale intesa, che possa fondarsi su alcuni contenuti ritenuti fondamentali per garantire prospettive industriali e occupazionali, vale a dire le internalizzazioni, un quadro certo di prospettive industriali e produttive per la definizione e la tutela del perimetro industriale, l'attivazione di piani di incentivo all'esodo e di politiche attive su base volontaria'', concludono le sigle sindacali.
Regione Puglia
"Dal confronto di oggi è emerso con chiarezza che permane una significativa distanza tra le posizioni dell'azienda e quelle delle organizzazioni sindacali. Non si è ancora giunti a un punto di equilibrio tra il piano industriale presentato dall'impresa e le istanze poste a tutela del lavoro e dell'occupazione. Per questo motivo il confronto non può dirsi concluso e richiede ulteriori sforzi da parte di tutti". È quanto dichiara l'assessore regionale allo Sviluppo economico e al Lavoro della Regione Puglia, Eugenio Di Sciascio.
"La crisi Natuzzi rimane una questione di grande rilievo per la Puglia e per l'intero comparto produttivo del territorio – aggiunge Di Sciascio – e su questo fronte non abbasseremo la guardia. Al contrario, sentiamo ancora più forte la responsabilità di promuovere ogni ulteriore iniziativa pubblica utile a riportare le parti attorno a un tavolo in condizioni che consentano di avvicinare le posizioni e costruire soluzioni condivise". "Intervenire su questa vertenza – prosegue l'assessore – significa prendersi cura di una realtà industriale che rappresenta l'identità di un territorio e che continua a svolgere un ruolo importante per l'occupazione in Puglia. Il nostro impegno sarà quello di accompagnare il percorso con politiche attive a sostegno dello sviluppo che, per essere davvero efficaci, devono nascere dal confronto e dalla condivisione tra azienda e rappresentanze dei lavoratori". "La Regione – conclude Di Sciascio – è pronta a fare la propria parte attraverso il lavoro congiunto della task force occupazionale e con il supporto tecnico delle strutture regionali competenti in materia di lavoro, sviluppo economico e formazione, per contribuire a individuare soluzioni concrete e sostenibili".
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