Incendio ad Altamura
Incendio ad Altamura
Cronaca

Incendi: s.o.s. dal territorio dell'Alta Murgia

Troppi episodi, quasi tutti di natura dolosa. Tanti danni al patrimonio boschivo e al mondo agricolo

Si fa la conta dei danni nel territorio dell'Alta Murgia, in gran parte nell'area del Parco, per i danni causati dai numerosi incendi che hanno percorso complessivamente vaste estensioni danneggiando anche il patrimonio boschivo.

Sono stati ben nove gli inneschi degli incendi che domenica, per tutto il giorno, hanno circondato e incenerito le zone di Parisi e Monte Castiglione (Lama di Figlio) nel Parco dell'Alta Murgia. Sulla matrice dolosa non c'è dubbio alcuno. Il fuoco è stato domato dopo una dura lotta con oltre cinquanta persone impegnate e quattro mezzi aerei che sono intervenuti più volte. I danni al patrimonio naturalistico sono ingenti.

Colpita la zona di pregio ambientale attraversata dalla strada provinciale 238 per Corato, in un'area di confine tra Altamura e Gravina. Il giorno dopo lo scenario è tremendo: collinette annerite dal fuoco, jazzi con tappeti neri e parte di una pineta bruciata. L'intervento di uomini e mezzi ha circoscritto gli incendi evitando danni peggiori ai rimboschimenti. E' evidente che sia stata un'azione pianificata con il fuoco appiccato da una parte e dall'altra della strada, in punti anche impervi per ritardare l'arrivo dei mezzi per lo spegnimento.

Per domare i roghi, tutti di origine dolosa, sono state impegnate cinquanta unità fra Vigili del fuoco, Carabinieri forestali, operai regionali dell'Arif e Polizia locale dalle 8.30 del mattino e sino a tarda sera. In due momenti diversi della giornata sono intervenuti anche due Fireboss e due Canadair che hanno fatto la spola con la diga di Serra del Corvo per rifornirsi di acqua e lanciare liquido estinguente mentre a terra proseguivano le complesse operazioni, rese più difficili dalle condizioni climatiche favorevoli alla propagazione delle fiamme (forte caldo e vento).

Quest'anno gli incendi stanno colpendo duramente tanto che è già stato lanciato un s.o.s. dal mondo agricolo perché sono andate in fumo grandissime estensioni di pascoli e vegetazione.

Raccogliendo alcune segnalazioni, sulla questione incendi è intervenuta la Confagricoltura di Bari con una nota del presidente Michele Lacenere inviata alla Prefettura e alle altre autorità regionali e locali impegnate nella lotta al fuoco, esprimendo la necessità di esaminare il problema anche sotto il profilo dell'ordine e della sicurezza pubblica. Stando alla disamina della sigla agricola, gli incendi nell'areale murgiano stanno "mettendo a rischio le proprietà, i pascoli, il bestiame e le vite umane di quanti sono esposti in prima persona al rischio di quest'annosa calamità. In questi giorni - si legge nella nota - il fuoco ha percorso centinaia di ettari di pascoli, con diversi focolai anche in aree boschive. L'origine delle fiamme è presumibilmente di natura dolosa considerando che gli inneschi sono stati molteplici e contemporanei ed il fuoco, favorito da condizioni climatiche di discreta ventosità, si è rapidamente propagato in aree vaste".

Per Altamura la Confagricoltura cita le zone del Pulo, di contrada Mezzoprete, della strada comunale esterna "Cassanese", che sono zone di grande pregio naturalistico ed ambientale, e qui "le fiamme hanno distrutto importanti pezzi del paesaggio rurale causando gravi danni alla pastorizia, che da quei territori trae sostentamento. La violenza delle fiamme ha messo sotto attacco l'agricoltura, le strutture agrituristiche, le aziende zootecniche in sintesi le attività che hanno in custodia e che manutengono con amore e cura il grande patrimonio ambientale e paesaggistico al ridosso del Parco dell'Alta Murgia. Nonostante la macchina antincendio abbia funzionato e gli interventi siano stati tempestivi sono andati in fumo centinaia di ettari delle nostre campagne".

Quindi le richieste di "un maggiore controllo del territorio con l'ausilio di strumenti innovativi utili a combattere quei criminali che mettono a rischio la nostra agricoltura, la nostra economia, il nostro paesaggio". E un appello all'Arif per incrementare "la presenza dei propri addetti nelle aree a rischio" e per "la creazione di fasce frangifuoco, che dividano le grandi superfici a pascolo, da realizzarsi con lavorazioni specifiche sotto il controllo dei tecnici dell'Arif e in deroga ai divieti di lavorazione dei terreni saldi".
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