
Scuola e Lavoro
Natuzzi: vertice a Roma, tutti gli stabilimenti a rischio
Sindacati preoccupati per lo stop a Santeramo e Altamura (Graviscella)
Altamura - mercoledì 27 maggio 2026
17.10
Oggi si è svolto un altro incontro a Roma, al Ministero delle imprese e del made in Italy, sulla vertenza Natuzzi. Ha partecipato il ministro Adolfo Urso. Il Governo sta valutando l'ingresso della società partecipata sugli investimenti Invitalia perché vuole chiudere definitivamente la lunga stagione degli ammortizzatori sociali. Rimangono, intanto, le incertezze per i vari stabilimenti del gruppo.
Incontro al Ministero
"Vent'anni di ricorso agli ammortizzatori sociali a carico dello Stato rappresentano un'anomalia. La crisi Natuzzi andava affrontata prima, con responsabilità e una reale prospettiva industriale. Ora è necessario voltare pagina. Il tavolo permanente insediato oggi al Mimit dovrà servire a condividere un vero piano industriale, sostenibile e orientato allo sviluppo dell'azienda e alla tutela dei lavoratori". Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, al tavolo convocato oggi a Palazzo Piacentini con l'azienda, le organizzazioni sindacali e le Regioni Puglia e Basilicata, sedi degli stabilimenti del gruppo dell'arredamento di alta gamma.
Urso ha quindi evidenziato la necessità di un impegno corale da parte di tutti i soggetti coinvolti, al fine di condividere un percorso credibile di rilancio industriale e occupazionale del Gruppo, richiamando il metodo adottato dal Mimit nella gestione delle crisi industriali, che ha già consentito di giungere in tre anni alla positiva risoluzione di 40 tavoli di crisi. "Sul tavolo Natuzzi il Governo continuerà a fare la propria parte, come ha fatto sino ad oggi, per arrivare a una soluzione concreta e condivisa. Dobbiamo voltare pagina rispetto ai decenni passati: vent'anni di cassa integrazione non possono più rappresentare una prospettiva. La cassa integrazione, come ha ricordato il ministro Urso, deve essere uno strumento temporaneo e non la soluzione. Per questo il tavolo deve portarci a un percorso industriale e occupazionale solido. Sulla linea dei risultati ottenuti finora, mai registrati prima, il Governo va avanti con determinazione per salvaguardare sia i lavoratori sia il tessuto imprenditoriale del Paese", ha dichiarato il sottosegretario con delega alle crisi di impresa, Fausta Bergamotto, annunciando che "il tavolo permanente è stato aggiornato all'11 giugno al Mimit, giorno nel quale l'azienda illustrerà le linee guida del piano industriale destinato al rilancio del Gruppo".
Sul fronte degli strumenti per il rilancio industriale, infine, Urso ha annunciato che Invitalia sta svolgendo la due diligence sull'azienda, invitando le Regioni Puglia e Basilicata a proseguire sia nel percorso per il riconoscimento del distretto industriale sia nella definizione dell'area di crisi complessa, come concordato nei recenti incontri con i rappresentanti regionali.
Sindacati
«Dal tavolo di oggi al Mimit il ministro Urso ci ha confermato che Invitalia sta lavorando alla due diligence per valutare un eventuale ingresso nel capitale sociale, ma ha anche chiesto un cambio di passo dopo 23 anni di cassa integrazione e ha rinviato la discussione sul piano industriale all'11 giugno. Nel frattempo Natuzzi si è presentata ribadendo l'impostazione di cessione di tre stabilimenti, Santeramo Jesce 2, Ginosa e La Martella, e aggiungendo il fermo di altri due, Santeramo Ps Centrale e Graviscella, per operare ulteriori delocalizzazioni verso Cina, Romania, Vietnam e Brasile. È una linea inaccettabile: l'abbiamo respinta con forza e abbiamo ottenuto lo stop all'esecuzione del piano finché la trattativa resta aperta», dichiara Davide Lavermicocca, segretario generale Fillea Cgil Bari Bat.
«Se Natuzzi chiede e riceve soldi pubblici italiani, diretti con l'eventuale intervento di Invitalia o indiretti attraverso gli ammortizzatori sociali, non può contemporaneamente minacciare di sbaraccare dall'Italia. Senza tutela piena di lavoratrici e lavoratori, senza produzioni e impianti attivi nel nostro Paese, non esiste alcuna prospettiva industriale credibile. Il management deve dire chiaramente se è in grado di garantire il rilancio e la tenuta occupazionale: se non lo è, apra subito all'ingresso del socio pubblico nel capitale e nella direzione aziendale, con vincoli stringenti su investimenti, produzione in Italia e difesa di tutti gli stabilimenti. Al prossimo incontro del 4 giugno in Regione Puglia e soprattutto all'11 giugno al Mimit pretenderemo impegni nero su bianco: ogni intervento pubblico deve essere condizionato a un vero piano industriale e al rispetto del lavoro e del territorio».
Per COBAS e USB "l'azienda ha illustrato una serie di iniziative articolate per fasi che, tuttavia, presentano elementi fortemente critici e peggiorativi rispetto alle ipotesi già precedentemente prospettate, tra cui le chiusure dei tre stabilimenti. In particolare, destano forte preoccupazione le proposte relative alla sospensione dell'orario di lavoro, all'utilizzo degli impianti e alla fermata temporanea, oggi indicata in 12 mesi, degli stabilimenti di Santeramo PS e Graviscella, con il conseguente spostamento di volumi produttivi all'estero. Le organizzazioni sindacali hanno respinto con forza questa impostazione, ribadendo che non è accettabile affrontare la crisi scaricandone ancora una volta il peso sulle lavoratrici, sui lavoratori e sul perimetro industriale italiano. Per questo è stata richiesta una regia istituzionale forte, direttamente gestita dal Ministero e dalle Regioni coinvolte, affinché vengano sospese le iniziative aziendali annunciate fino allo svolgimento di un confronto vero con le rappresentanze sindacali dei lavoratori.
Un primo passaggio di questo confronto è già previsto per il 4 giugno presso la sede della Regione Puglia, dove saranno affrontati i temi relativi al calendario delle sospensioni e agli eventuali incentivi all'esodo. Tale incontro dovrà collocarsi in continuità con l'intesa sottoscritta presso il Ministero del Lavoro e non potrà rappresentare un arretramento rispetto agli impegni assunti. Il prossimo incontro convocato dal MIMIT è fissato per l'11 giugno alle ore 14.30. In quella sede l'azienda dovrà presentare in modo compiuto il nuovo piano industriale, oggi soltanto accennato.
Incontro al Ministero
"Vent'anni di ricorso agli ammortizzatori sociali a carico dello Stato rappresentano un'anomalia. La crisi Natuzzi andava affrontata prima, con responsabilità e una reale prospettiva industriale. Ora è necessario voltare pagina. Il tavolo permanente insediato oggi al Mimit dovrà servire a condividere un vero piano industriale, sostenibile e orientato allo sviluppo dell'azienda e alla tutela dei lavoratori". Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, al tavolo convocato oggi a Palazzo Piacentini con l'azienda, le organizzazioni sindacali e le Regioni Puglia e Basilicata, sedi degli stabilimenti del gruppo dell'arredamento di alta gamma.
Urso ha quindi evidenziato la necessità di un impegno corale da parte di tutti i soggetti coinvolti, al fine di condividere un percorso credibile di rilancio industriale e occupazionale del Gruppo, richiamando il metodo adottato dal Mimit nella gestione delle crisi industriali, che ha già consentito di giungere in tre anni alla positiva risoluzione di 40 tavoli di crisi. "Sul tavolo Natuzzi il Governo continuerà a fare la propria parte, come ha fatto sino ad oggi, per arrivare a una soluzione concreta e condivisa. Dobbiamo voltare pagina rispetto ai decenni passati: vent'anni di cassa integrazione non possono più rappresentare una prospettiva. La cassa integrazione, come ha ricordato il ministro Urso, deve essere uno strumento temporaneo e non la soluzione. Per questo il tavolo deve portarci a un percorso industriale e occupazionale solido. Sulla linea dei risultati ottenuti finora, mai registrati prima, il Governo va avanti con determinazione per salvaguardare sia i lavoratori sia il tessuto imprenditoriale del Paese", ha dichiarato il sottosegretario con delega alle crisi di impresa, Fausta Bergamotto, annunciando che "il tavolo permanente è stato aggiornato all'11 giugno al Mimit, giorno nel quale l'azienda illustrerà le linee guida del piano industriale destinato al rilancio del Gruppo".
Sul fronte degli strumenti per il rilancio industriale, infine, Urso ha annunciato che Invitalia sta svolgendo la due diligence sull'azienda, invitando le Regioni Puglia e Basilicata a proseguire sia nel percorso per il riconoscimento del distretto industriale sia nella definizione dell'area di crisi complessa, come concordato nei recenti incontri con i rappresentanti regionali.
Sindacati
«Dal tavolo di oggi al Mimit il ministro Urso ci ha confermato che Invitalia sta lavorando alla due diligence per valutare un eventuale ingresso nel capitale sociale, ma ha anche chiesto un cambio di passo dopo 23 anni di cassa integrazione e ha rinviato la discussione sul piano industriale all'11 giugno. Nel frattempo Natuzzi si è presentata ribadendo l'impostazione di cessione di tre stabilimenti, Santeramo Jesce 2, Ginosa e La Martella, e aggiungendo il fermo di altri due, Santeramo Ps Centrale e Graviscella, per operare ulteriori delocalizzazioni verso Cina, Romania, Vietnam e Brasile. È una linea inaccettabile: l'abbiamo respinta con forza e abbiamo ottenuto lo stop all'esecuzione del piano finché la trattativa resta aperta», dichiara Davide Lavermicocca, segretario generale Fillea Cgil Bari Bat.
«Se Natuzzi chiede e riceve soldi pubblici italiani, diretti con l'eventuale intervento di Invitalia o indiretti attraverso gli ammortizzatori sociali, non può contemporaneamente minacciare di sbaraccare dall'Italia. Senza tutela piena di lavoratrici e lavoratori, senza produzioni e impianti attivi nel nostro Paese, non esiste alcuna prospettiva industriale credibile. Il management deve dire chiaramente se è in grado di garantire il rilancio e la tenuta occupazionale: se non lo è, apra subito all'ingresso del socio pubblico nel capitale e nella direzione aziendale, con vincoli stringenti su investimenti, produzione in Italia e difesa di tutti gli stabilimenti. Al prossimo incontro del 4 giugno in Regione Puglia e soprattutto all'11 giugno al Mimit pretenderemo impegni nero su bianco: ogni intervento pubblico deve essere condizionato a un vero piano industriale e al rispetto del lavoro e del territorio».
Per COBAS e USB "l'azienda ha illustrato una serie di iniziative articolate per fasi che, tuttavia, presentano elementi fortemente critici e peggiorativi rispetto alle ipotesi già precedentemente prospettate, tra cui le chiusure dei tre stabilimenti. In particolare, destano forte preoccupazione le proposte relative alla sospensione dell'orario di lavoro, all'utilizzo degli impianti e alla fermata temporanea, oggi indicata in 12 mesi, degli stabilimenti di Santeramo PS e Graviscella, con il conseguente spostamento di volumi produttivi all'estero. Le organizzazioni sindacali hanno respinto con forza questa impostazione, ribadendo che non è accettabile affrontare la crisi scaricandone ancora una volta il peso sulle lavoratrici, sui lavoratori e sul perimetro industriale italiano. Per questo è stata richiesta una regia istituzionale forte, direttamente gestita dal Ministero e dalle Regioni coinvolte, affinché vengano sospese le iniziative aziendali annunciate fino allo svolgimento di un confronto vero con le rappresentanze sindacali dei lavoratori.
Un primo passaggio di questo confronto è già previsto per il 4 giugno presso la sede della Regione Puglia, dove saranno affrontati i temi relativi al calendario delle sospensioni e agli eventuali incentivi all'esodo. Tale incontro dovrà collocarsi in continuità con l'intesa sottoscritta presso il Ministero del Lavoro e non potrà rappresentare un arretramento rispetto agli impegni assunti. Il prossimo incontro convocato dal MIMIT è fissato per l'11 giugno alle ore 14.30. In quella sede l'azienda dovrà presentare in modo compiuto il nuovo piano industriale, oggi soltanto accennato.


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