Lavori SS 96
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La città

Lavori SS 96, un danno per il patrimonio storico-culturale di Altamura

Sepolte sotto l'asfalto - e nel silenzio dell'amministrazione - le antiche chianche

Da gelosi custodi di storia antica altamurana, a materiale di riempimento per i vuoti nel tracciato da asfaltare. Triste sorte quella a cui vanno incontro le storiche chianche, che per anni hanno sopportato il peso di un'infinità di passi incastonate nelle pavimentazioni del centro storico, attualmente custodite, dopo essere state rimosse nel corso del tempo, nel deposito comunale presso la cava "Trentacapilli" ubicata in via Matera: con i lavori di ammodernamento della strada statale 96, che prevedevano la realizzazione di una bretella di congiunzione tra la statale 99 e la circonvallazione di Altamura, sono infatti destinate all'oblio.

Già il 21 maggio scorso, arrivò a Palazzo di Città la denuncia della Confconsumatori di Altamura, i quali definivano paradossale la scelta di soffocare, nell'asfalto e nel silenzio, materiali lapidei - come quelli accumulati nel deposito comunale - di forte valenza storica, urbanistica e culturale, che potrebbero essere riutilizzati per sistemare le stradine dissestate del centro storico della Città, e di conseguenza valorizzati. Segnalazione che, a quanto pare, è rimasta inascoltata.

A riesumare la questione della grave perdita alla quale si appresta Altamura a distanza di cinque mesi, è lo speleologo del CARS Giovanni Ragone, il quale in una nota pubblicata domenica 23 ottobre sulla propria pagina Facebook, ha espresso la propria amarezza nel vedere che già parte di quel prezioso patrimonio storico-culturale giace ora sotto una lastra di bitume. "Il deposito comunale - scrive Ragone - venne istituito tanti anni fa, quando c'era l'amministrazione Plotino, credo. Era recintato con rete per proteggere meglio le chianche, che andavano a ruba. I vigili urbani arrivavano prontamente a controllare se una macchina si fermava davanti al deposito. Le basole erano state meticolosamente raccolte nei vari lavori di rifacimento delle strade e dei marciapiedi, anche se poi nella cava venivano scaricate malamente in cumuli alla rinfusa. Tutte lavorate a mano, alcune sicuramente plurisecolari, talvolta di dimensioni considerevoli. Alcune scheggiate, ma molte ancora riutilizzabili. Non ne sono sicurissimo - continua lo speleologo altamurano - ma credo che la cava "Trentacapilli" di via Matera sia quella da dove venivano le basole che anticamente lastricavano corso Federico II (molte si possono ancora vedere nelle stradine secondarie del centro storico). Erano in pietra marrone, la famosa e pregiata "peta livida", dura ed elegante. La vena di questa particolare variante del calcare locale si esaurì e la cava fu abbandonata. Il valore di quella pietra venne dimenticato tanto che anche le basole del Corso di Altamura vennero smantellate e vendute alla città di Santeramo, che le usò per lastricare il suo Corso. La nostra via principale venne invece pavimentata con "moderne" mattonelle di bitume e così rimase per molti anni fino a quando un intervento di restyling vi riportò la pietra (anche se purtroppo non proprio quella locale). - e conclude con estremo rammarico Ragone - "Le chianche stanno ora morendo definitivamente, sepolte sotto l'asfalto. Chissà? Tra qualche millennio magari saranno la gioia degli archeologi se verranno accidentalmente dissepolte per altri lavori stradali. Un peccato però."

Un'amministrazione sorda che deve dare celermente una spiegazione alla cittadinanza non solo del mutismo, ma anche dell'immobilismo dinanzi alla dissipazione di un tesoro dal valore inestimabile.
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