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Buonascuola: in Puglia uno su quattro rinuncia

Sindacati sul piede di guerra

Sono stati in 6.040, secondo i dati ufficiali del Miur, i docenti precari pugliesi che hanno presentato domanda di assunzione nel sistema scolastico italiano accettando quello che dalla Cgil tacciano senza mezzi termini come "ricatto bello e buono". In pratica un docente su quattro ha detto no alla riforma "Buona Scuola" e ha rifiutato di presentare la propria candidatura per evitare di essere trasferito chissà dove e chissà per quanto tempo.

Secondo la Cgil regionale circa il 30 per cento dei docenti aventi diritto ha rinunciato "alla lotteria della 'Buona scuola', visto che il governo purtroppo ha scelto di trasformare un'opportunità lavorativa in un ricatto".
Non un flop, ma neppure un successo. La promessa di assunzione a tempo indeterminato a patto di essere disposti ad accettare cattedre in qualsiasi parte d'Italia, non ha convinto gli insegnanti pugliesi, ma, a giudicare dal clima di protesta delle settimane precedenti all'approvazione della riforma, si registra comunque un numero discreto di adesioni.
"Nei prossimi giorni - spiega Ezio Falco, segretario provinciale barese Flc Cgil - avremo dati più precisi. Non è neppure detto, però, che andare fuori garantisca un posto. Sul nazionale concorrono tutti e ci sono alcune tipologie di insegnamento per cui è difficile trovare una cattedra: ad esempio la situazione è complicata per le scuole d'infanzia, per i docenti di diritto ed economia e per gli insegnanti di educazione musicale. I numeri emersi fino ad ora sono un po' l'effetto ricattatorio del piano nazionale. Viene offerto un posto di lavoro random in Italia e viene detto prendere o lasciare".

I più propensi a presentare richiesta sono i docenti indietro nelle graduatorie che sperano, approfittando delle perplessità dei colleghi che li precedono di bruciare terreno e recuperare un posto vicino casa. Più complicata la situazione dei docenti tra i 40 e 50 anni, molti con famiglia, che tuttavia per non perdere gli anni accumulati hanno presentato domanda.
I sindacati promettono di mantenere alta l'attenzione su quella che oltre ad essere un riforma "pasticciata" temono si trasformi in una questione sociale.
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