bullismo e stalking
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Scuola e Lavoro

A scuola contro il bullismo e lo stalking

Parlano gli studenti dell'istituto professionale "Nino Lorusso". Un progetto per approfondire le due tematiche

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Pubblichiamo un articolo a firma di alcuni studenti dell'Istituto Professionale Per I Servizi Commerciali e Turistici "Nino Lorusso", sede associata dell'I.I.S.S. "De Nora", che hanno approfondito le tematiche del bullismo e dello stalking partecipando ad un progetto scolastico. I ragazzi sono stati ospiti, in due occasioni, presso la nostra redazione per capire come le stesse problematiche vengano affrontate dal punto di vista giornalistico.

Nel corso dell'anno scolastico 2010/2011, presso l'istituto professionale che frequentiamo, l'I.P.S.S.C.T. "Nino Lorusso" di Altamura, ci è stato proposto di partecipare ad un progetto dal titolo "Bullistop" della durata di 40 ore, indirizzato agli alunni delle classi prime ed incentrato sull'approfondimento del fenomeno del bullismo e del reato di stalking. In tanti abbiamo aderito al progetto, curato dalla progettista-tutor prof.ssa Rosa Lomurno e svolto dall'avvocato Rosa Denora. Durante la prima parte del progetto abbiamo trattato il tema del bullismo, un fenomeno molto più grave di quanto si possa sapere. Viene, infatti, definito un'oppressione, psicologica o fisica, ripetuta e continuata nel tempo, perpetrata da una persona o da un gruppo di persone più potenti nei confronti di un'altra percepita come più debole.

Esso rappresenta una chiara, diffusa forma di malessere e disagio sociale. Il termine bullismo deriva dal vocabolo inglese "bullying", che significa "persecutore". Il bullismo è un fenomeno complesso e multifattoriale determinato da un insieme di variabili che interagiscono in forme e modalità diverse in singole situazioni e contesti sociali. Il bullismo può esprimersi in forme differenziate: bullismo diretto, bullismo indiretto. Il primo si manifesta in attacchi relativamente aperti nei confronti della vittima (prepotenze fisiche o verbali), mentre il secondo consiste in una forma di isolamento sociale ed in un'intenzionale esclusione dal gruppo. Riteniamo che un corso avente ad oggetto questo tema all'interno di un istituto frequentato da ragazzi di età compresa fra i 14 e i 19 anni sia stato molto importante, poiché proprio in questa fascia di età si potrebbero manifestare simili comportamenti.

Nella seconda parte del progetto abbiamo trattato il reato di stalking, introdotto nella legislazione italiana nel 2009, con l'art. 612 bis del codice penale. Il termine deriva dal vocabolo inglese "to stalk", che significa "braccare la vittima designata", e la norma penale sanziona il comportamento di chi minaccia o molesta taluno con atti ripetuti, idonei a procurare un perdurante e grave stato di ansia o di paura, o a ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria, di un prossimo congiunto o di altra persona con cui vi è una relazione affettiva, ovvero a costringere lo stesso ad alterare le proprie scelte o abitudini di vita.

Lo stalking non è un fenomeno omogeneo, sicché non è possibile tracciare un identikit del tipico stalker. Sono le denunce e i casi risolti dalla giurisprudenza a rivelare le caratteristiche di questi individui e il tipo di relazioni in virtù delle quali scelgono la loro vittima. I comportamenti assillanti possono provenire indistintamente da un uomo o da una donna, anche se, nella maggior parte dei casi (il 70-80%), si tratta di un uomo, partner o ex partner della vittima. Il persecutore, tuttavia, può essere un amico, un conoscente, un collega, un compagno di classe, un vicino di casa, un collaboratore, un ammiratore, un cliente o ex cliente della vittima o, addirittura, un completo estraneo, uno sconosciuto incontrato per caso, magari per motivi di lavoro.

Può anche trattarsi di un individuo con una vita apparentemente normale, infatti non sempre il molestatore assillante è una persona con precedenti penali, affetta da disturbi mentali o dedita all'abuso di sostanze stupefacenti o alcoliche. Convenzioni sociali o familiari, coinvolgimento emotivo, sentimenti di varia natura (oltre alla paura di ritorsioni del persecutore, spesso si tratta di vergogna o timore di pregiudizi) privano la vittima della lucidità necessaria per valutare obiettivamente i comportamenti aggressivi, senza giustificarli o sminuirli e, quindi, ritardano la reazione e la denuncia. In molte vittime, ad esempio, si è riscontrato un progressivo isolamento sociale dovuto al desiderio di proteggersi dal molestatore ed una progressiva difficoltà a denunciare il fenomeno per paura di ulteriori aggravamenti. Probabilmente è per questo motivo che i casi denunciati alle Forze dell'ordine sono solo il 20%.

Il progetto "Bullistop" ci ha consentito di affrontare in modo approfondito questi due fenomeni, che si presentano in costante crescita, nonché di individuare le modalità e le strategie per combatterli. Il bullismo e lo stalking si combattono denunciando gli autori alle Forze dell'ordine. Certamente fondamentale, in caso di bullismo, è il ruolo educativo degli adulti, degli insegnanti, delle istituzioni scolastiche. Un buon intervento educativo rispetto al tema del bullismo parte dalle storie dei ragazzi ed ha, come finalità, quella di trasformare il conflitto in un'occasione di crescita personale, grazie alla possibilità di lasciare le ombre del passato per ritrovare una propria dimensione nel presente, tempo in cui incontrare se stessi e l'altro.

IL GRUPPO ALUNNI DEL PROGETTO "BULLISTOP"
Classi 1^E, 1^F e 1^A dell'I.P.S.S.C.T. "Nino Lorusso" di Altamura, sede associata dell'IISS "De Nora"

Esperta: avv. Rosa Denora
Progettista-tutor: prof.ssa Rosa Lomurno
  • Bullismo
  • Stalking
  • I.P.S.S.C.T. Nino Lorusso
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