Donato Laborante
Donato Laborante
La città

"Shepherds in the Cave" conquista il pubblico dell' "Italian Film Festival" di Vancouver

Donato Laborante chiamato a rappresentare la Murgia in Canada

Vancouver, città canadese situata sulle coste del Pacifico. La sua area metropolitana, con più di 2mln di abitanti, è la più grande del Canada occidentale, e la terza nel paese. Quindi, etnicamente molto diversificata. Vancouver è costantemente classificata fra le prime tre città più vivibili del mondo. Chi ci è stato racconta di parchi gioco incantevoli, costruiti per durare nel tempo, di bambini che a prima mattina corrono felici per andare a scuola, di negozi pieni di prodotti made in Italy e made in Puglia: pasta, olio di oliva, legumi.

La città è diventata il terzo più grande polo di produzione cinematografico del Nord America dopo Los Angeles e New York, tanto da guadagnarsi il soprannome di Hollywood del Nord, non solo perché la città è spesso scelta come location per moltissimi film e serie televisive ma anche perché qui si dà valore al cinema estero, quello che viene da "fuori".

Esempio ne è l' "Italian Film Festival" di Vancouver, giunto alla quinta edizione, che quest'anno si è tenuto dal 5 all'11 gennaio. Accanto a film contemporanei degli ultimissimi anni, al ricco patrimonio italiano di avanguardia classica e al cinema neo-realista il 7 gennaio è stato presentato "Shepherds in the Cave", un docufilm del cineasta italo-canadese Anthony Grieco, dedicato al lavoro dei pastori vissuti nelle grotte della nostra Murgia e a quello dei restauratori d'arte che cercano di recuperare l'immenso patrimonio rupestre abbandonato all'incuria del tempo e dell'uomo.

A rappresentare la nostra terra a Vancouver è volato Donato Laborante, cantastorie altamurano, "custode" e "difensore" di Masseria Jesce: "un luogo magico, come l'intera cultura rupestre di quella zona d'Italia, dove il rapporto delle persone con la terra è ancora molto forte, non solo per il loro stile di vita, ma anche per le case in cui vivono" dichiara Anthony Grieco in un'intervista rilasciata ad un giornale americano.

Donato Laborante racconta l'origine di "Shepherds in the Cave": "Un giorno del 2013 a Vancouver, mentre Tonio Creanza, fondatore di Messors, presenta in un workshop l'olio della nostra terra, incontra Anthony Grieco, il quale rimane affascinato dal progetto di lavoro e dal metodo di recupero dei beni archeologici usati da Messors e dai suoi volontari. Grieco studia cinema, ha le antenne, capisce che è una buona storia da raccontare e subito si precipita negli uffici del Canada Council for the Arts per farsi sponsorizzare la produzione di questo film".

Nell'estate del 2015 Anthony Grieco arriva per la prima volta ad Altamura e gira il suo film-documentario. In origine, il regista era più interessato al restauro degli affreschi di epoca bizantina e latina, situati in grotte abbandonate della Murgia, che vanno dal XII al XIV secolo, a cui stavano lavorando, senza chiedere nulla in cambio, giovani archeologi e restauratori provenienti dall'estero. Poi, una volta arrivato sul posto, si rende conto che c'era altro da inserire nel suo storytelling: il lavoro ancestrale dei pastori del territorio che seguono ancora uno stile di vita tradizionale e usano le grotte, le stesse che la squadra internazionale di restauratori stava ripulendo e portando alla luce, per i loro scopi: asciugare il formaggio, conservare il vino, far dimorare il loro bestiame. Ornella Sinigaglia, giovane italo-canadese, con il suo montaggio ha permesso di intrecciare i due aspetti e ha fatto sì che il ruolo di cantastorie di Donato Laborante fosse seminato lungo tutto il film come un coro greco.

A Vancouver "Shepherds in the Cave" riscuote enorme successo. Non è la prima volta che ciò accade. Il docufilm, infatti, sta facendo il giro del mondo per i festival dedicati all'antropologia e all'etnografia: Bristol, Parigi e a Maggio prossimo andrà al "The Archaeology Channel International Film Festival" in Oregon. Insomma, tutti sono conquistati dal nostro immenso patrimonio rupestre e artistico, dalle nostre ricchezze archeologiche e paesaggistiche, il mondo interoce li invidia.

Ma noi, che abbiamo la fortuna di avere tutto ciò sotto i nostri occhi, cosa facciamo per metterli a valore? È arrivato forse davvero il momento di ricongiungerci con la natura e continuare il lavoro intrapreso da chi è lontano dalla sua terra d'origine e sente forte il bisogno di non spezzare il legame che lo tiene legato ad essa?
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