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Cinema e Teatro

"Prima della rivoluzione", Cineforum

venerdì 25 ottobre 2013
20.30
SEZIONE SEL, VIA MANFREDI 18
Sel presenta "Cineforum, prima della rivoluzione", a cura di Stefano Lorusso.

Proiezioni:
11 ottobre. "Che, l'argentino", S. Soderberg, Usa, 2008
25 ottobre. "Che, guerriglia", S. Soderberg, Usa, 2008
08 novembre. "Good night and good luck", G. Clooney, Usa 2005
22 novembre. "L'enfant, una storia d'amore", J.P. e L. Dardenne, Fra 2005
06 dicembre. "Persepolis", M. Satrapi, Fra 2007
20 dicembre. "L'uomo che verrà", G. Diritti, Ita 2009

Dettagli:
"Che –Guerriglia" (Francia, Spagna, USA 2008, 132 min.)
Regia: Steven Soderbergh, Sceneggiatura: Steven Soderbergh, Peter Buchman
Soggetto: Diario del Che in Bolivia di Ernesto Che Guevara
Cast: Benicio del Toro, Demián Bichir, Santiago Cabrera

Sinossi
Dopo la rivoluzione cubana, il Che è all'apice della sua fama e del suo potere. Poi improvvisamente sparisce, e ricompare in incognito in Bolivia, dove organizza un piccolo gruppo di compagni cubani e reclute boliviane destinati a dare inizio alla grande rivoluzione latino-americana. Quella della campagna boliviana del Che è una storia di tenacia, sacrificio e idealismo - è il racconto della sconfitta di una guerra di guerriglia che alla fine lo condurrà alla morte. Ripercorrendo la sua storia, riusciamo a capire come il Che sia rimasto un simbolo dell'idealismo e dell'eroismo, ancora vivo nei cuori della gente di tutto il mondo.

Critica
Quello raccontata in Che - Guerriglia è sì il racconto cronachistico dell'ultimo anno di vita di uno dei personaggi più celebri e controversi del XX secolo, ma anche il rispettoso, a tratti struggente, requiem dell'homo guevariano, la cui purezza umana e ideologica viene ricomposta nella lotta ma, forse neanche troppo paradossalmente, finisce con il distruggersi proprio nel territorio a lui più congeniale: quello della fisicità, del contatto con la povera gente (che qui viene frustrato dal tradimento impaurito e quasi inebetito dei contadini boliviani), della strategia militare.
La Storia in Guerriglia sembra cedere il passo a un realismo trasfigurato e materico maggiormente legato a una dimensione spirituale che didattico-narrativa. Soderbergh più che ne L'argentino si infila nelle montagne boliviane con il suo manipolo di guerriglieri suicidi dimenticati dal tempo e dalla storia scritta, con la mdp a spalla sta più vicino a volti e corpi, e racconta il fallimento del protagonista e dei suoi seguaci senza rinunciare alla quotidianità e al decentramento dispersivo (il Che non sempre unico protagonista) con cui già aveva approcciato il racconto della presa di Cuba. Accentuando l'antispettacolarità del primo capitolo e immergendo i 120 minuti della pellicola in un docu-astrattismo a metà strada tra Rossellini ed Herzog, Soderbergh firma così quello che è forse il suo film migliore, l'operazione più coesa, radicale e sfumata nella sua magmatica composizione, inscindibile tra prodotto di consumo e autorialità. [C. Valeri, Sentieri selvaggi]

In Guerriglia la Storia si fa Tema, o meglio, Temi, aprendosi a una varietà di suggestioni e di stratificazioni semantiche che non si impongono come letture univoche, ma che creano problemi. In Guerriglia la Storia non si dà come fatti, ma come problemi: se L'argentino è solo il racconto di ciò che è stato, Guerriglia condensa in sé anche le possibilità di ciò che poteva essere, vale a dire l'Altro di ciò che è stato. Visto nel suo complesso, dunque, Che è tutt'altro che il film della non-lettura, un non-film, ma al contrario, proprio in virtù della polisemia che apre, un grande affresco storico di cui, concludendo, aldilà delle molteplici letture possibili, preme mettere in rilievo il tema di fondo: l'Ideale, nella pluralità delle sue implicazioni, teoriche (immaginare una società diversa) e pratiche (mettere in atto un progetto per realizzarla), individuali (il problema dell'uomo che sceglie la rivoluzione come mestiere sacrificando famiglia e posizione con una scelta che prima che nell'utopia sociale, è e acquista senso nella lotta, nel suo farsi, nell'essere mestiere, appunto) e collettive, di cui la vicenda di Guevara, nel racconto di Soderbergh, diventa un simbolo altamente suggestivo. [F. Di Lella, Spietati]
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