Assalto al bancomat piazza Zanardelli
Assalto al bancomat piazza Zanardelli
Cronaca

Assalto ai bancomat, cinque arresti e tredici indagati

Numerosi colpi messi a segno tra Puglia e Basilicata

Sono numerosi i bancomat lucani e pugliesi saccheggiati nel 2016 dalla stessa banda di malviventi tratti finalmente in arresto grazie alle indagini della Procura di Potenza.

Cinque uomini, già noti alle forze dell'ordine e diventati abilissimi nel mettere a segno i furti ai bancomat con il metodo della "marmotta", una sorta di paletta carica di polvere pirica, inserita nella fessura del dispositivo e poi fatta esplodere. L'assalto durava non più di quattro minuti: nel buio della notte, facevano esplodere lo sportello bancomat, raccoglievano il denaro e si davano alla fuga a bordo di una Porsche Cayenne, di un'Audi Rs6 o un'altra Audi Rs4, tutte rigorosamente rubate.

Almeno in un caso poi sarebbero ricomparsi a distanza di un centinaio di chilometri per colpire una seconda volta nella stessa notte.
Le indagini sono state condotte dalla compagnia dei carabinieri di Acerenza, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Basentini e dai pm Paolo Mandurino e Vincenzo Russo. I risultati dell'operazione sono stati presentati dal procuratore capo di Potenza Luigi Gay, che ha ricostruito i dieci colpi della banda, di cui quattro falliti, tra Cancellara, Banzi, San Nicola di Melfi, Barile in Basilicata e Gravina, Bitetto, Altamura e Lucera in Puglia.

Secondo la Procura potentina è di 130.000 euro il bottino dei sei colpi messi a segno tra marzo e aprile del 2016 dalla banda individuata dai pm di Potenza tra Andria, Spinazzola, Minervino Murge e Trinitapoli.
Per cinque uomini sono scattati gli arresti mentre altre 13 persone risultano indagate a piede libero come fiancheggiatori. Per tutti l'accusa è di associazione per delinquere, furto aggravato, attentato a impianti di pubblica utilità e detenzione e porto illegale di esplosivi.

I particolari delle indagini sono stati illustrati stamani, nel capoluogo lucano, dal Procuratore della Repubblica, Luigi Gay, che ha illustrato il modus operandi della banda aggiungendo che la base operativa del gruppo è stata individuata in una masseria di Minervino ma per ricostruire gli spostamenti dei cinque e individuare tra le persone indagate i veri responsabili dei diversi colpi messi a segno è stata necessaria anche una consulenza biometrica per confermare l'identificazione delle diverse persone appartenenti al gruppo i quali erano solite lasciare i cellulari a casa prima di entrare in azione.
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