
Territorio
Emergenza cinghiali: nel Parco dell'Alta Murgia manca piano di gestione
Audizione presso la Regione
Puglia - mercoledì 9 settembre 2026
17.12 Comunicato Stampa
L'aggiornamento sull'adozione dei piani di contenimento della popolazione dei cinghiali nei Parchi nazionali del Gargano e dell'Alta Murgia presenti sul territorio regionale, è stato l'unico argomento su cui si sono concentrati i lavori della IV Commissione presieduta da Antonio Tutolo.
In apertura della seduta il presidente Tutolo ha ribadito l'attenzione della Commissione in merito alla sovrapopolazione dei cinghiali nel territorio regionale pugliese, in particolare per la loro presenza nelle aree ricadenti nei territori dei Parchi Nazionali, che ha causato già numerosi danni alle colture e persone vittime di incidenti stradali, i cui risarcimenti alla Regione Puglia sono costati in un anno 2,4 milioni di euro.
Da qui la richiesta della Commissione di fare attuare al più presto da parte degli Enti Parchi nazionali del Gargano e dell'Alta Murgia, i Piani di contenimento della popolazione dei cinghiali, che secondo una norma nazionale sarebbero dovuti essere attuati già per aprile 2026.
Sul punto sono stati ascoltati il commissario del Parco nazionale dell'Alta Murgia e i funzionari dell'ente Parco del Gargano, i quali hanno comunicato di non aver ancora redatto i Piani di gestione. Secondo quanto è stato detto dai funzionari dell'ente Parco del Gargano, è in corso l'attività di monitoraggio dei capi per l'emergenza della peste suina africana e si sta lavorando sui dati propedeutici alla redazione del Piano, il cui monitoraggio deve contenere dati rivenienti da più di una stagione. Comunque nel frattempo è operativo il selecontrollo, sono stati formati 52 selecontrollori e sono stati previsti i punti di selezione.
Per il Parco dell'alta Murgia è intervenuto il commissario straordinario Nicola Loizzo, il quale ha comunicato che a breve, dopo il parere dell'Ispra, sarà fornito il Piano di gestione del cinghiale per il 2026-2030, già deliberato a fine luglio che però è stato oggetto di rivisitazione dall'Ispra. Un centro di lavorazione della selvaggina è già presente ed è cominciata la macellazione dei capi a gennaio 2026. Con un atto monocratico è stato consentito l'ingresso dei capi abbattuti. Dopo la macellazione di una ventina di capi l'attività si è fermata per la mancata possibilità di conferimento delle carni. La carne che esce dal CLS è comunque certificata dal Dipartimento di veterinaria di Bari e nel frattempo è stato elaborato un progetto di filiera che potrebbe essere oggetto di un progetto pilota, ritenendo che sia possibile la macellazione di circa 800 capi all'anno. Si spera nella possibilità di commercializzare la carne e di poter creare una filiera corta di trasformazione e consumo della carne di cinghiale pugliese.
Pertanto, alla luce di quanto è emerso nel corso delle audizioni, l'unico Piano di contenimento del cinghiale in Puglia, è quello adottato dalla Regione. A conferma di ciò è intervenuto il dirigente della Sezione tutela risorse forestali e naturali Domenico Campanile, che ha spiegato che i dati rivengono da due sessioni (primavera e autunno), e sulla base dei dati consolidati nel 2025 è stata registrata una presenza dei cinghiali in declino nelle aree di caccia programmata regionale. Una riduzione della popolazione con il selecontrollo con cui sono stati abbattuti 1008 capi, mentre con l'esercizio venatorio sono stati abbattuti 1757 capi, per un totale di 2750 capi nel 2025. Per il 2026 si pensa di poter raggiungere un numero maggiore. A partire dal primo ottobre al 31 gennaio ci sarà la caccia al cinghiale e sarà attivata anche la caccia collettiva con l'ausilio di cani per determinare una presenza incisiva sul territorio e per diminuire la popolazione dei cinghiali.
In virtù dell'inadempienza da parte degli Enti Parchi Nazionali nel territorio regionale in relazione all'attuazione dei Piani di gestione e contenimento dei cinghiali, i consiglieri regionali intervenuti nel corso della seduta (Minerva, Pagano, Spina, Vurchio, Falcone, Lobuono), hanno sollecitato l'attuazione nel più breve tempo possibile un Piano straordinario. L'auspicio è anche quello di arrivare al marchio 'Cinghiale di Puglia' creando una filiera che consenta una sicurezza alimentare.
Tale auspicio è stato manifestato anche dall'assessore regionale all'ambiente Debora Ciliento, che intervenendo ha evidenziato la complessità del percorso, assumendo l'impegno a trovare la soluzione per una strategia giusta che porti a contenere l'attuale situazione.
L'aggiornamento sul punto è previsto per il prossimo febbraio.
In apertura della seduta il presidente Tutolo ha ribadito l'attenzione della Commissione in merito alla sovrapopolazione dei cinghiali nel territorio regionale pugliese, in particolare per la loro presenza nelle aree ricadenti nei territori dei Parchi Nazionali, che ha causato già numerosi danni alle colture e persone vittime di incidenti stradali, i cui risarcimenti alla Regione Puglia sono costati in un anno 2,4 milioni di euro.
Da qui la richiesta della Commissione di fare attuare al più presto da parte degli Enti Parchi nazionali del Gargano e dell'Alta Murgia, i Piani di contenimento della popolazione dei cinghiali, che secondo una norma nazionale sarebbero dovuti essere attuati già per aprile 2026.
Sul punto sono stati ascoltati il commissario del Parco nazionale dell'Alta Murgia e i funzionari dell'ente Parco del Gargano, i quali hanno comunicato di non aver ancora redatto i Piani di gestione. Secondo quanto è stato detto dai funzionari dell'ente Parco del Gargano, è in corso l'attività di monitoraggio dei capi per l'emergenza della peste suina africana e si sta lavorando sui dati propedeutici alla redazione del Piano, il cui monitoraggio deve contenere dati rivenienti da più di una stagione. Comunque nel frattempo è operativo il selecontrollo, sono stati formati 52 selecontrollori e sono stati previsti i punti di selezione.
Per il Parco dell'alta Murgia è intervenuto il commissario straordinario Nicola Loizzo, il quale ha comunicato che a breve, dopo il parere dell'Ispra, sarà fornito il Piano di gestione del cinghiale per il 2026-2030, già deliberato a fine luglio che però è stato oggetto di rivisitazione dall'Ispra. Un centro di lavorazione della selvaggina è già presente ed è cominciata la macellazione dei capi a gennaio 2026. Con un atto monocratico è stato consentito l'ingresso dei capi abbattuti. Dopo la macellazione di una ventina di capi l'attività si è fermata per la mancata possibilità di conferimento delle carni. La carne che esce dal CLS è comunque certificata dal Dipartimento di veterinaria di Bari e nel frattempo è stato elaborato un progetto di filiera che potrebbe essere oggetto di un progetto pilota, ritenendo che sia possibile la macellazione di circa 800 capi all'anno. Si spera nella possibilità di commercializzare la carne e di poter creare una filiera corta di trasformazione e consumo della carne di cinghiale pugliese.
Pertanto, alla luce di quanto è emerso nel corso delle audizioni, l'unico Piano di contenimento del cinghiale in Puglia, è quello adottato dalla Regione. A conferma di ciò è intervenuto il dirigente della Sezione tutela risorse forestali e naturali Domenico Campanile, che ha spiegato che i dati rivengono da due sessioni (primavera e autunno), e sulla base dei dati consolidati nel 2025 è stata registrata una presenza dei cinghiali in declino nelle aree di caccia programmata regionale. Una riduzione della popolazione con il selecontrollo con cui sono stati abbattuti 1008 capi, mentre con l'esercizio venatorio sono stati abbattuti 1757 capi, per un totale di 2750 capi nel 2025. Per il 2026 si pensa di poter raggiungere un numero maggiore. A partire dal primo ottobre al 31 gennaio ci sarà la caccia al cinghiale e sarà attivata anche la caccia collettiva con l'ausilio di cani per determinare una presenza incisiva sul territorio e per diminuire la popolazione dei cinghiali.
In virtù dell'inadempienza da parte degli Enti Parchi Nazionali nel territorio regionale in relazione all'attuazione dei Piani di gestione e contenimento dei cinghiali, i consiglieri regionali intervenuti nel corso della seduta (Minerva, Pagano, Spina, Vurchio, Falcone, Lobuono), hanno sollecitato l'attuazione nel più breve tempo possibile un Piano straordinario. L'auspicio è anche quello di arrivare al marchio 'Cinghiale di Puglia' creando una filiera che consenta una sicurezza alimentare.
Tale auspicio è stato manifestato anche dall'assessore regionale all'ambiente Debora Ciliento, che intervenendo ha evidenziato la complessità del percorso, assumendo l'impegno a trovare la soluzione per una strategia giusta che porti a contenere l'attuale situazione.
L'aggiornamento sul punto è previsto per il prossimo febbraio.
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