Grano duro: presidio al porto contro le importazioni

Protesta per il prezzo troppo basso

venerdì 12 giugno 2026 20.41
A Bari, in prossimità del porto, centinaia di agricoltori hanno partecipato al presidio di Cia Agricoltori Italiani che con questa mobilitazione ha voluto denunciare la situazione di ''grave crisi'' della cerealicoltura italiana. Gli agricoltori si sono radunati al Varco della Vittoria.

"Chiediamo che già dai prossimi giorni siano bloccate le importazioni fino a dicembre 2026, visto l'approssimarsi della raccolta del grano duro, perché le scorte presenti nei magazzini dell'industria molitoria sono più che sufficienti'', ha dichiarato Gennaro Sicolo, vicepresidente nazionale e presidente regionale di Cia Agricoltori Italiani.

"Ulteriori importazioni prima della prossima raccolta e nei 6 mesi successivi costituiscono esclusivamente un'azione predatoria nei confronti del grano duro italiano - ha aggiunto -. Occorre anche una svolta immediata nei controlli dei porti. Non sono più accettabili i controlli attuali, a campione e spesso non randomizzati e discrezionali, totalmente insufficienti per garantire la sicurezza alimentare. Chiediamo un sistema di controlli strutturato, generalizzato e permanente di tutte le navi con carico di grano duro che veda il pieno coinvolgimento coordinato e contestuale di Carabinieri dei Nas, Guardia di Finanza, Sanità marittima, Osservatorio fitopatologico regionale''.

La Cia chiede controlli su tutte le navi che sbarcano in Italia, per verificare le eventuali violazioni delle norme doganali e il rispetto degli standard sanitari, ambientali e merceologici (presenza di micotossine, residui di pesticidi, eventuale radioattività, effettività della destinazione per l'alimentazione umana del grano duro importato). ''Negli ultimi anni - ha spiegato Sicolo - abbiamo avuto una crescita abnorme: nel 2023 le importazioni sono aumentate di un +40% rispetto al 2022 e +30% rispetto al 2021. Un'ulteriore crescita si è avuta nel 2024, 2025 2026, soprattutto da Paesi extra UE. Questo meccanismo crea un eccesso artificiale di offerta, indebolisce il potere contrattuale degli agricoltori e favorisce dinamiche speculative. Il risultato è una filiera squilibrata dove chi produce perde e chi trasforma ottiene enormi extraprofitti''. Invece ai produttori agricoli non viene riconosciuto il giusto prezzo che è passato da oltre 50 euro al quintale del 2023 agli attuali 19/25 euro, un prezzo ''addirittura inferiore a quello di 40 anni fa''. Pertanto ''gli agricoltori sono costretti a vendere in perdita'' e di conseguenza si sono ridotte le superfici dei seminativi. ''Non è più rinviabile una nuova legge che istituisca la pasta Made in Italy con 100% grano duro italiano da filiera certificata e preveda anche l'obbligo dell'indicazione dei Paesi di origine del grano duro su ogni confezione di pasta'', ha concluso Sicolo.