Alluvione di Ginosa, chieste venti condanne
Morirono quattro persone, tra cui i coniugi altamurani Bari e Moramarco
martedì 26 maggio 2026
9.27
A tredici anni dalla tragica alluvione di Ginosa del 7 ottobre 2013, nel complesso processo che si sta tenendo a Taranto, l'accusa ha chiesto 20 condanne e otto assoluzioni per la morte di quattro persone. Tra loro i coniugi di Altamura, Chiara Moramarco, di 27 anni, e Giuseppe Bari, di 32 anni, che per motivi di lavoro si erano trasferiti a Ginosa. Vennero travolti da un'ondata di piena. Stessa triste sorte per altre due persone l'infermiere di Montescaglioso Giuseppe Bianculli (32 anni) e Rossella Pignalosa di Ginosa (30 anni).
I reati contestati sono inondazione e disastro colposi, in riferimento alla tracimazione di canali che hanno trasformato alcune strade in fiumi durante delle piogge abbondanti. Già prescritta nel 2022, invece, l'accusa più grave di omicidio colposo.
Secondo i periti dell'accusa, le piogge cadute il 6 e il 7 ottobre 2013 misero in crisi il bacino dei torrenti Lognone Tondo e Gravinella e i rispettivi canali, con conseguenze devastanti, con acqua e fango che si riversarono con grande violenza sulla viabilità. Secondo la tesi degli inquirenti, anche se piovve molto, era una tragedia che sarebbe stata evitata se tutti gli enti coinvolti avessero fatto la propria parte per la manutenzione del territorio e la sistemazione idraulica dei corsi d'acqua, anche perché già dieci anni prima c'era stato un altro evento alluvionale.
Per venti imputati (funzionari e dirigenti di enti pubblici) è stata chiesta la condanna a due anni.
I reati contestati sono inondazione e disastro colposi, in riferimento alla tracimazione di canali che hanno trasformato alcune strade in fiumi durante delle piogge abbondanti. Già prescritta nel 2022, invece, l'accusa più grave di omicidio colposo.
Secondo i periti dell'accusa, le piogge cadute il 6 e il 7 ottobre 2013 misero in crisi il bacino dei torrenti Lognone Tondo e Gravinella e i rispettivi canali, con conseguenze devastanti, con acqua e fango che si riversarono con grande violenza sulla viabilità. Secondo la tesi degli inquirenti, anche se piovve molto, era una tragedia che sarebbe stata evitata se tutti gli enti coinvolti avessero fatto la propria parte per la manutenzione del territorio e la sistemazione idraulica dei corsi d'acqua, anche perché già dieci anni prima c'era stato un altro evento alluvionale.
Per venti imputati (funzionari e dirigenti di enti pubblici) è stata chiesta la condanna a due anni.