“Grande” rivelazione della stagione biancorossa
Intervista a Michele Grande, centrocampista del Team Altamura
lunedì 18 maggio 2026
17.42
Tra i protagonisti della stagione appena conclusa del Team Altamura c'è senza dubbio Michele Grande, uno dei volti più positivi dell'annata biancorossa. Con 6 reti e 5 assist messi a referto, il giovane tuttocampista si è ritagliato un ruolo sempre più centrale all'interno dello scacchiere altamurano. In questa intervista, il classe 2003 si è raccontato, ripercorrendo i momenti più significativi della stagione, le emozioni vissute con la maglia biancorossa e le prospettive per il futuro.
Come stai ora mentalmente e fisicamente dopo aver concluso la stagione?
«C'è un po' di stanchezza, perché è stata una stagione dura. Ho avuto la fortuna di giocare tanto, adesso comunque si sentono tutte le partite e tutti i minuti, però mentalmente sono felice, perchè alla fine abbiamo fatto una bella stagione. Non ci possiamo rimproverare niente, perché abbiamo centrato l'obiettivo e ne abbiamo sfiorato uno ancora più grande, quindi sono stanco ma felice allo stesso tempo per l'annata.»
L'obiettivo playoff, per te, che sei uno di quelli presenti dalla famosa stagione in D, sarebbe stato un po' la chiusura del cerchio?
«Sì, sarebbe stato il giusto premio del percorso che abbiamo fatto durante l'anno perché, alla fine seguendo anche le indicazioni del mister, ci siamo compattati e siamo diventati squadra. Abbiamo fatto veramente tante belle prestazioni, è mancato pochissimo per raccogliere questo premio, per sfortuna o per un po' di situazioni arrivate. Quindi dispiace però ci riproveremo.»
Tu sei stato uno di quelli, assieme a Dipinto anche, che dalla D ha centrato la promozione ed è arrivato a giocare due stagioni tra i professionisti. Hai sofferto un po' la differenza o no?
«La differenza comunque si è sentita, infatti all'inizio ci ho messo un po' di tempo per ambientarmi in questa nuova categoria perché comunque cambiano un po' le motivazioni, gli ambienti, il contorno. Cambiano quelle piccole cose che sembrano nulla però fanno la differenza, quindi ci vuole un po' di tempo per ambientarsi. Però penso che sono riuscito tanto io con l'Altamura e l'Altamura insieme, perché alla fine abbiamo condiviso questo percorso dai campi dei dilettanti fino al professionismo. Quindi siamo maturati molto, sia io personalmente che di squadra.»
Questa è stata la miglior stagione di Grande. Te l'aspettavi così? Ti aspettavi un netto miglioramento rispetto all'anno scorso e rispetto anche a due anni fa?
«Sinceramente no, ma semplicemente perché quest'anno sapevo che c'erano tutte le carte in regola per mettermi in mostra perché avevo la fiducia di una società, di una piazza e del mister. Quindi sapevo al 100% che avrei avuto l'opportunità da sfruttare, però non mi immaginavo sicuro di fare una stagione così. Però alla fine lavorando, le partite giocate arrivano e sono sempre frutto di un lavoro durante la settimana che viene lontano dai riflettori. Quindi attraverso il lavoro e la fiducia che mi hanno dato è stata una combinazione perfetta, per questo secondo me sono riuscito a esprimermi al meglio.»
Hai fatto il trequartista, la mezzala, l'esterno, la punta, talvolta hai fatto anche il terzino. Ti ha un po' pesato questa varietà di ruoli?
«Alla fine lo faccio anche inconsciamente, secondo me è proprio una mia caratteristica quella della duttilità perché alla fine non mi spavento mai, né la prendo come una cosa negativa. Quando l'approccio con positività, qualunque spostamento sia, riesco a fare sempre bene perché alla fine qualunque sia la posizione cerco di mettere il meglio di me in campo. E poi quello che succede succede, però non mi sono mai posto il problema, lo fanno notare tutti perché è una cosa non semplice ma per me viene quasi scontata perché alla fine basta seguire le indicazioni del mister e basta approcciarsi positivamente al cambio ruolo e si riesce a fare.»
Quest'anno che mister hai trovato? Visto lo scetticismo iniziale, però poi i risultati e quello che abbiamo visto allo stadio hanno ribaltato tutto…
«Con la squadra il mister ha sempre avuto una sinergia impattante, già dal ritiro si capiva che si stava costruendo qualcosa di importante, che c'era un'idea importante di base, quindi abbiamo scelto di sposarla tutti. All'inizio magari non arrivavano i risultati, però continuando a credere nell'idea poi i risultati sono arrivati ed è venuto tutto più naturale. Io, personalmente, ho trovato una persona fantastica, un grande mister che ha delle grandi idee. Penso che mi abbia gestito benissimo, anche con gli spostamenti di ruolo, ha indovinato me in una posizione che non mi aspettavo nemmeno io di saperci stare come quella del trequartista. Avrei solo complimenti da fare, devo solo ringraziarlo per questa mia annata perché è stata così anche grazie a lui.»
Sei ad Altamura da tre anni, inizi a sentirti un po' altamurano d'adozione?
«Ho sempre detto dal primo momento che ad Altamura si sta bene, infatti tutte le volte che torno sono sempre contento di starci, le annate passano veloci e non pesano nemmeno perché si sta bene. Inizio a vivere la città come voglio, è bella e un po' vi invidio (ride, ndr) di avere questa realtà, di riuscire a poter vivere tutti i giorni questa città. A noi capita per pochi mesi però si sta bene e quindi sono sempre felice di tornare.»
Sei diventato l'idolo dei tifosi, a maggior ragione quest'anno. Com'è il rapporto con i tifosi? Anche quelli più piccoli che ti vedono come un idolo…
«Questa è una delle parti più belle del calcio e la parte che ti rende più orgoglioso perché quando ti ferma un ragazzino o un anziano per farti complimenti, per farsi una chiacchiera vuol dire che hai fatto qualcosa di bello e di importante. Questa riconoscenza dalla parte della città l'ho sempre sentita. Penso che potevo solo ricambiarla in campo e ce l'ho messa tutta per farlo però l'affetto che ho ricevuto è incondizionato, è una cosa bellissima.»
Il rinnovo di contratto è un segnale del fatto che sei al centro del progetto biancorosso?
«Sì, perché siamo cresciuti insieme ed era giusto farlo perché è un progetto che stiamo facendo insieme. È arrivato in un momento in cui serviva entrambi questo rinnovo, io ero quasi a scadenza e l'ho fatto anche per riconoscenza ma soprattutto perché volevo io.»
Ad oggi le ambizioni future di Michele Grande, quali sono?
«Io sono sempre stato un ragazzo con i piedi per terra, so che adesso ho costruito qualcosa di importante e potrebbe aprirsi un'opportunità per fare il salto di categoria. Valuterò bene le opportunità che si presenteranno davanti a me. Piani o progetti non me ne faccio, aspetto l'occasione giusta e poi me la gioco al massimo delle mie forze, questa è l'unica cosa che posso fare.»
Sei uno dei veterani, vista la partenza di Silletti, pensi che nella stagione prossima il Michele Grande biancorosso possa indossare quella fascia di capitano?
«Sinceramente non ci ho pensato, non penso che accada. Comunque essere capitano è una cosa importante, bisogna essere leader, anche fuori dal campo, essere un esempio. Non so se sarei pronto, ma se capitasse ci metterei tutto per essere un buon esempio, ma non ci penso perché sarebbe una cosa importantissima. Mi è capitato solo di sfiorarla quest'anno per pochi minuti e ti garantisco che si sente, sarebbe un onore e magari succederà, chi lo sa.»
Come stai ora mentalmente e fisicamente dopo aver concluso la stagione?
«C'è un po' di stanchezza, perché è stata una stagione dura. Ho avuto la fortuna di giocare tanto, adesso comunque si sentono tutte le partite e tutti i minuti, però mentalmente sono felice, perchè alla fine abbiamo fatto una bella stagione. Non ci possiamo rimproverare niente, perché abbiamo centrato l'obiettivo e ne abbiamo sfiorato uno ancora più grande, quindi sono stanco ma felice allo stesso tempo per l'annata.»
L'obiettivo playoff, per te, che sei uno di quelli presenti dalla famosa stagione in D, sarebbe stato un po' la chiusura del cerchio?
«Sì, sarebbe stato il giusto premio del percorso che abbiamo fatto durante l'anno perché, alla fine seguendo anche le indicazioni del mister, ci siamo compattati e siamo diventati squadra. Abbiamo fatto veramente tante belle prestazioni, è mancato pochissimo per raccogliere questo premio, per sfortuna o per un po' di situazioni arrivate. Quindi dispiace però ci riproveremo.»
Tu sei stato uno di quelli, assieme a Dipinto anche, che dalla D ha centrato la promozione ed è arrivato a giocare due stagioni tra i professionisti. Hai sofferto un po' la differenza o no?
«La differenza comunque si è sentita, infatti all'inizio ci ho messo un po' di tempo per ambientarmi in questa nuova categoria perché comunque cambiano un po' le motivazioni, gli ambienti, il contorno. Cambiano quelle piccole cose che sembrano nulla però fanno la differenza, quindi ci vuole un po' di tempo per ambientarsi. Però penso che sono riuscito tanto io con l'Altamura e l'Altamura insieme, perché alla fine abbiamo condiviso questo percorso dai campi dei dilettanti fino al professionismo. Quindi siamo maturati molto, sia io personalmente che di squadra.»
Questa è stata la miglior stagione di Grande. Te l'aspettavi così? Ti aspettavi un netto miglioramento rispetto all'anno scorso e rispetto anche a due anni fa?
«Sinceramente no, ma semplicemente perché quest'anno sapevo che c'erano tutte le carte in regola per mettermi in mostra perché avevo la fiducia di una società, di una piazza e del mister. Quindi sapevo al 100% che avrei avuto l'opportunità da sfruttare, però non mi immaginavo sicuro di fare una stagione così. Però alla fine lavorando, le partite giocate arrivano e sono sempre frutto di un lavoro durante la settimana che viene lontano dai riflettori. Quindi attraverso il lavoro e la fiducia che mi hanno dato è stata una combinazione perfetta, per questo secondo me sono riuscito a esprimermi al meglio.»
Hai fatto il trequartista, la mezzala, l'esterno, la punta, talvolta hai fatto anche il terzino. Ti ha un po' pesato questa varietà di ruoli?
«Alla fine lo faccio anche inconsciamente, secondo me è proprio una mia caratteristica quella della duttilità perché alla fine non mi spavento mai, né la prendo come una cosa negativa. Quando l'approccio con positività, qualunque spostamento sia, riesco a fare sempre bene perché alla fine qualunque sia la posizione cerco di mettere il meglio di me in campo. E poi quello che succede succede, però non mi sono mai posto il problema, lo fanno notare tutti perché è una cosa non semplice ma per me viene quasi scontata perché alla fine basta seguire le indicazioni del mister e basta approcciarsi positivamente al cambio ruolo e si riesce a fare.»
Quest'anno che mister hai trovato? Visto lo scetticismo iniziale, però poi i risultati e quello che abbiamo visto allo stadio hanno ribaltato tutto…
«Con la squadra il mister ha sempre avuto una sinergia impattante, già dal ritiro si capiva che si stava costruendo qualcosa di importante, che c'era un'idea importante di base, quindi abbiamo scelto di sposarla tutti. All'inizio magari non arrivavano i risultati, però continuando a credere nell'idea poi i risultati sono arrivati ed è venuto tutto più naturale. Io, personalmente, ho trovato una persona fantastica, un grande mister che ha delle grandi idee. Penso che mi abbia gestito benissimo, anche con gli spostamenti di ruolo, ha indovinato me in una posizione che non mi aspettavo nemmeno io di saperci stare come quella del trequartista. Avrei solo complimenti da fare, devo solo ringraziarlo per questa mia annata perché è stata così anche grazie a lui.»
Sei ad Altamura da tre anni, inizi a sentirti un po' altamurano d'adozione?
«Ho sempre detto dal primo momento che ad Altamura si sta bene, infatti tutte le volte che torno sono sempre contento di starci, le annate passano veloci e non pesano nemmeno perché si sta bene. Inizio a vivere la città come voglio, è bella e un po' vi invidio (ride, ndr) di avere questa realtà, di riuscire a poter vivere tutti i giorni questa città. A noi capita per pochi mesi però si sta bene e quindi sono sempre felice di tornare.»
Sei diventato l'idolo dei tifosi, a maggior ragione quest'anno. Com'è il rapporto con i tifosi? Anche quelli più piccoli che ti vedono come un idolo…
«Questa è una delle parti più belle del calcio e la parte che ti rende più orgoglioso perché quando ti ferma un ragazzino o un anziano per farti complimenti, per farsi una chiacchiera vuol dire che hai fatto qualcosa di bello e di importante. Questa riconoscenza dalla parte della città l'ho sempre sentita. Penso che potevo solo ricambiarla in campo e ce l'ho messa tutta per farlo però l'affetto che ho ricevuto è incondizionato, è una cosa bellissima.»
Il rinnovo di contratto è un segnale del fatto che sei al centro del progetto biancorosso?
«Sì, perché siamo cresciuti insieme ed era giusto farlo perché è un progetto che stiamo facendo insieme. È arrivato in un momento in cui serviva entrambi questo rinnovo, io ero quasi a scadenza e l'ho fatto anche per riconoscenza ma soprattutto perché volevo io.»
Ad oggi le ambizioni future di Michele Grande, quali sono?
«Io sono sempre stato un ragazzo con i piedi per terra, so che adesso ho costruito qualcosa di importante e potrebbe aprirsi un'opportunità per fare il salto di categoria. Valuterò bene le opportunità che si presenteranno davanti a me. Piani o progetti non me ne faccio, aspetto l'occasione giusta e poi me la gioco al massimo delle mie forze, questa è l'unica cosa che posso fare.»
Sei uno dei veterani, vista la partenza di Silletti, pensi che nella stagione prossima il Michele Grande biancorosso possa indossare quella fascia di capitano?
«Sinceramente non ci ho pensato, non penso che accada. Comunque essere capitano è una cosa importante, bisogna essere leader, anche fuori dal campo, essere un esempio. Non so se sarei pronto, ma se capitasse ci metterei tutto per essere un buon esempio, ma non ci penso perché sarebbe una cosa importantissima. Mi è capitato solo di sfiorarla quest'anno per pochi minuti e ti garantisco che si sente, sarebbe un onore e magari succederà, chi lo sa.»