Tagli al Presidio Ospedaliero di Altamura?

Il Sindaco scrive all’assessore regionale alla sanità e al direttore della Asl Bari. La Regione rivedrà ulteriormente la programmazione dei posti letto

giovedì 17 giugno 2010 19.27
A cura di Anna Maria Colonna
Ospedali pugliesi a rischio chiusura. La notizia è trapelata, qualche giorno fa, dal quotidiano «la Repubblica». A causa dei tagli previsti alla Sanità pugliese, sarebbero in pericolo 24 strutture, per le quali si preannuncia una chiusura totale o parziale. Tra queste, spicca anche il nome dell'ospedale Umberto I di Altamura. L'ipotesi ha destato forti preoccupazioni in città. Una lettera è stata inviata all'assessore alla sanità della Regione Puglia, Tommaso Fiore, ed al direttore generale della Asl di Bari, Nicola Pansini, dal sindaco di Altamura: "Notizie di stampa - scrive Stacca - hanno riportato negli ultimi giorni la possibilità di tagli al Presidio Ospedaliero di Altamura nell'ottica di una razionalizzazione dei posti letto e delle specialità sulla base degli indici di occupazione dei posti letto. Da informazioni assunte direttamente dalla Direzione del Presidio emerge, invece, che il tasso di occupazione dei posti letto è generalmente elevato nelle ultime due annualità prese in esame e nel primo trimestre 2010. In alcuni reparti, quali Cardiologia-Utic, Medicina 1, Nefrologia-Dialisi, Pediatria, detto tasso è anzi elevatissimo".

"Per quanto sopra detto – conclude il Sindaco - ritengo che dei tagli al Presidio Ospedaliero di Altamura, se davvero si stanno valutando, siano un'eventualità assolutamente da scongiurare". Secondo l'assessore Fiore "bisognerà risparmiare, per i prossimi 5 anni, almeno 200 milioni all'anno".

E il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola parla di "dati allarmanti" - giunti "da fonti del Ministero della Salute" - circa i tagli che il Governo vorrebbe operare sul corpo vivo del sistema sanitario nazionale: "Sarebbero dai 3 ai 4,5 miliardi i tagli alla sanità a livello nazionale. Per la Puglia, che vale circa il 7% del sistema, siamo a un livello che va da meno 200 a meno 280 milioni di euro".

Chiuderanno i battenti gli ospedali e i reparti che non raggiungono almeno il 70 % degli obiettivi e dell'occupazione.

Secondo le dichiarazioni programmatiche del presidente Vendola, pronunciate in consiglio regionale lo scorso 15 giugno, "la sanità pugliese attraversa un periodo di grande criticità legata al disequilibrio fra fabbisogno sanitario e risorse attribuite. Allo stato attuale, l'inasprimento delle regole di equilibrio economico-finanziario dettate dal nuovo Patto per la Salute, la necessità di far fronte al deficit 2006 (per il quale il provvedimento di copertura era basato sulla vendita degli immobili non destinati ad uso sanitario), insieme con il ribaltamento sui conti sanitari della violazione del Patto di Stabilità, costringono la Regione Puglia ad elaborare un Piano di Rientro che sostanzi forti interventi correttivi della dinamica evolutiva dell'offerta sanitaria, fino ad un vero e proprio razionamento che deve tuttavia vedere tutelate le scelte prioritarie contenute nel Piano Regionale di Salute".

"Il tema – continua Vendola - rimane quello della sostenibilità economica del Sistema Sanitario che va affrontato nei termini di una seria razionalizzazione e qualificazione nell'utilizzo delle risorse e non di un loro razionamento. La nostra idea generale è che una politica della salute, razionale ed equa, debba liberarsi dai lacci di una visione riduttivamente ospedalo-centrica. Occorre dunque puntare alla risposta territoriale e domiciliare a quelle domande di salute che inappropriatamente precipitano nel ricovero. Gli ospedali devono tendere a concentrare e specializzare un'offerta sanitaria integrata e di qualità. Bisogna implementare o creare le reti di assistenza (oncologica, malattie rare, cure palliative ed altre), potenziare gli hospice pubblici e privati per l'accoglienza dei malati terminali, sviluppare una rete per i malati in stato vegetativo. Bisogna quindi puntare sulla prevenzione e sui servizi territoriali (distretti, poliambulatori, consultori, case della salute, servizi per la salute mentale, le dipendenze, la riabilitazione). Oggi noi dobbiamo fare di necessità virtù, immaginando non tagli (se non quelli che ci vengono imposti con i nuovi standards di posti letto) ma riqualificazione di servizi. Penso alla creazione di almeno 20-30 Case della Salute distribuite uniformemente in tutte le province. Oppure al potenziamento dell'assistenza domiciliare, già avviata in alcuni territori della Puglia, attraverso l'attivazione delle Porte Uniche di Accesso (PUA) e le Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM)".

"Pur nella previsione di dover ulteriormente rivedere la programmazione dei posti letto – conclude Vendola - l'iniziativa intrapresa attraverso la Finanza di Progetto potrà rappresentare nei prossimi anni una leva fondamentale per dare una risposta concreta all'esigenza di investire in infrastrutture capaci di assicurare l'ammodernamento tecnologico ed organizzativo del Servizio sanitario regionale".