“Fatou Tata”, ironia ed essenzialità

Mostra d’arte contemporanea. I lavori di Agnese Giordano e Dominik

giovedì 9 settembre 2010 11.10
A cura di Antonietta Tricarico
In occasione del ciclo di mostre "Transumanze", che si terrà all'interno della creperia "Crepes and boocks" fino a ottobre 2011, l'artista altamurana Agnese Giordano, in arte Fatou, e Dominik - artista tedesco che si fa chiamare anche Tata e vuole mantenere un certo mistero sul suo vero nome - espongono le loro opere in un'atmosfera essenziale, senza fronzoli. I disegni e i collages, in piccoli quadretti, sono raggruppati sulle pareti, alcuni sono sparsi su un basso tavolinetto come appunti di viaggio. La penombra crea un'atmosfera intimista, è istintivo parlare a bassa voce.

Agnese Giordano ha frequentato l'Accademia delle Belle Arti in Francia, Dominik in Germania. Si sono incontrati a una biennale di arte contemporanea per ex studenti. Dopo l'accademia Agnese si è concentrata soprattutto sul disegno. I suoi disegni sono molto lineari e minimalisti, contraddistinti da un leggero, quasi impercettibile tremolio del tratto. In proposito l'artista afferma «ho iniziato a disegnare con la mano sinistra perché volevo liberarmi, forse, dall'educazione che ha la mano destra, da un'impostazione, da tutto quello che ho studiato. Lavorando con la sinistra ho, forse, più libertà. Non avevo paura se c'era uno sbaglio, una linea storta o una linea che trema, ma mi sono resa conto, che dopo tanti anni anche la mano sinistra si educa e quindi la linea si può controllare benissimo. Tuttavia è una sensazione molto più leggera, perché non ti metti a pensare: - voglio il bel disegno -, alla fine anche se il disegno magari è storto non t'importa».

«Quello che mi interessa è sempre arrivare all'essenziale e quindi togliere tutti i particolari, tutti i dettagli e lasciare solo il disegno puro, minimale. Sono tutti elementi di vita quotidiana, mi può ispirare un'immagine che ho visto, qualcosa che ho pensato. Il bello di questi disegni è che sono interpretabili un po' come vuoi, non hanno tutti spiegazioni profonde, sono anche semplici immagini» afferma sempre l'artista, che sta collaborando alla creazione di un volume di aforismi, di cui molti dei disegni esposti faranno parte «ad ogni frase filosofica sto associando un disegno prendendola in chiave ironica. Mi piace metterci anche l'ironia nei disegni, penso che sia fondamentale, perché con l'ironia puoi anche far riflettere, pensare, però resta leggero e non per questo privo di significato; cioè l'ironia, forse, va a centrare più profondamente qualcosa». Dunque molti dei disegni acquistano un senso particolare ed ironico alla luce della frase a cui saranno abbinati nel contesto del libro, uno invece - raffigurante i piedi di un funambolo o di un pagliaccio in bilico su una fune - va letto in una chiave autobiografia, in un certo senso, o di riflessione sul ruolo dell'arte: «Il funambolo è il mio autoritratto, sempre in chiave ironica, che però, comunque, si riferisce alla storia dell'arte, nel senso che nella storia dell'arte il clown e il funambolo stanno ad indicare proprio l'artista e la condizione dell'artista, la difficoltà di stare al mondo, di vivere con questo lavoro, bisogna lottare duramente, stare in bilico, continuare a camminare».

Con un filo di voce in inglese e in maniera un po' stentata – alla fine della nostra breve chiacchierata si capirà il perché – anche Dominik illustra il suo lavoro: «io ho fatto queste due maschere, sono interessato al tema dell'illegalità, lavoro spesso con questi simboli», l'artista qui si riferisce a due elaborati in stoffa, due maschere a testa in giù che danno l'idea di sbucare di soppiatto, come due ladri, uno dal soffitto ed uno da una nicchia del locale, «sono interessato ai bambini, sono anche ispirato dai miei figli», continua l'artista indicando alcuni elaborati in gradazione di grigio allineati su un lungo tavolo e che ritraggono giocattoli, «in questi elaborati ho provato a fare disegni come i bambini, stampati insieme come se fossero in un giornale. E qui ho provato a fare dei dipinti (ndr: l'autore si riferisce a delle tele raffiguranti motivi astratti), non posso dire altro…rifletto molto sui miei lavori, ma non ne voglio parlare, non ha davvero molto senso per me». «Nell'arte contemporanea si fa sempre molto parlare, su un'opera possono venire scritti volumi molto spessi, a volte bisogna pensare che un'opera esiste e basta» conclude Agnese.

Per ulteriori informazioni consultare l'agenda.
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