Natura Murgiana

Il canto che inneggia alla primavera

I rospi sono tra i primi animali a rimettersi in attività sul finire dell’inverno

Tra gli anfibi più diffusi nel nostro territorio, povero di acque superficiali perenni, abbiamo due rospi dalle abitudini piuttosto terricole, il rospo smeraldino (Bufo balearicus) ed il rospo comune (Bufo bufo). Innanzitutto è opportuno ricordare che anfibio vuol dire "doppia vita" e si riferisce alla tendenza, propria di questa classe animale, a restare, in qualche modo, sospesi tra gli ambienti acquatici e quelli terrestri.

I rospi – nella tassonomia raggruppati nella famiglia dei Bufonidae - rappresentano gli animali più terrestri della classe, pur conservando uno stretto rapporto con l'acqua in alcuni momenti di vita. Chi non si è mai soffermato, almeno da piccolo, ad osservare i "girini" nuotare a decine e decine in sovraffollate pozze? Proprio questi strani animaletti – pesci per caratteristiche fisiologiche e morfologiche - col tempo si "trasformano" (metamorfosi) - in creature dotate di zampe e polmoni, pronte a lasciare il laghetto in cui sono nati e cresciuti. Alcuni di questi girini "da grandi" sono rospi, animali "nostalgici" e fedeli, perchè tornano alla stessa pozza in cui hanno vissuto la "giovinezza" per metter su famiglia.

Il loro periodo riproduttivo cade tra fine inverno ed inizio primavera ed è piuttosto spettacolare, dato che tutto si compie in un circa 15 giorni: centinaia di animali tornano allo stagno natio, percorrendo alcuni chilometri. Qui i maschi chiamano a gran voce le femmine, che, pur di maggiori dimensioni, vengono letteralmente assaltate e rischiano di morire soffocate dalle pressanti attenzioni dei partners.
Il canto d'amore dei rospi, ben più potente di quanto faccia pensare la loro stazza, risuona nottetempo dalle pozze, quando la primavera ancora dorme: è uno spettacolo sonoro che vale la pena udire e che riconduce alla ripresa della vita dopo mesi di letargo invernale.

Sfortunatamente il periodo in cui i rospi s'accingono a riprodursi coincide con quello più rischioso: devono attraversare strade più o meno trafficate, sfidando la corsa folle delle automobili, superare ostacoli fisici sovente insormontabili, coincidenti con molte opere antropiche, per trovare una colata di cemento oppure un cumulo di rifiuti al posto del loro stagno.

Questi, sostanzialmente, i motivi, per cui l'incontro con un rospo, che un tempo sulla Murgia risultava frequente nelle giornate umide o durante la notte, sta diventando difficile. Un incontro che non passava inosservato sia per le dimensioni dei rospi – sino a 20 cm per il comune – che per la repulsione che suscitava, dovuto all'aspetto "sporco" di questi animali, i quali, per autodifesa, tendono a gonfiarsi sembrando ancor più grandi e più brutti. Nei tempi antichi, erano ritenuti animali diabolici, in grado di togliere la parola per diversi giorni al solo guardare intensamente il malcapitato, mentre in realtà si tratta di animali goffi e silenziosi, "colpevoli" di secernere, come deterrente verso i predatori, una tossina dalla pelle verrucosa del dorso e dalle vistose ghiandole parotoidi, situate dietro gli occhi.

Fotografie di A.V. Sabino (www.lanius.it)
Il rospo comune (Bufo bufo)Il rospo smeraldino (Bufo balearicus)
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