Natura Murgiana

Autunno, tempo di transumanza

L'antica migrazione ha seguito per tempo immemore il ritmo delle stagioni tra Puglia ed Appennino

L'autunno, un tempo, era momento di partenze per lunghi viaggi. Si parla di un viaggio che riguardava uomini e pecore, i quali lasciavano le montagne ed i suoi verdi pascoli, prima ch'esse si coprissero di una bianca coltre, per approdare dove l'inverno, meno severo, lasciava di che nutrirsi alle greggi. Questa migrazione stagionale, definita transumanza, dalle parole latine trans-humus, letteralmente "al di là della terra" è un fenomeno, tutto sommato, antico quanto l'attitudine dell'uomo di allevare gli animali, un'usanza affascinante che ha legato, nei secoli, uomini e bestie nel "rito" del viaggio lento.

In Puglia testimonianze storiche ben circostanziate di questa "trasmigrazione" si ebbero con l'istituzione della Regia Dogana della Mena delle pecore in Puglia ad opera di Alfonso D'Aragona, nel XV secolo, il quale intendeva regolamentare giuridicamente l'intenso sfruttamento dei pascoli pugliesi da parte di greggi provenienti dalle montagne appenniniche, per ricavarne utili per la corona spagnola. Questa Dogana, con sede a Foggia, affittava ai pastori abruzzesi, campani e molisani un pascolo ed un ricovero per i propri animali e ne raccoglieva i proventi, ovvero il ricavato della vendita di animali, lana e prodotti caseari a varie fiere e mercati organizzati in primavera nei centri pugliesi (Foggia, Andria, ecc...). Come accade nelle moderne autostrade, infatti, i pastori pagavano il pedaggio al termine del loro soggiorno in Puglia ed al ritorno sull'Appennino ed esso era commisurato al numero dei capi, alla posizione, ma anche ai "servizi" di cui usufruivano: i rifugi full optional, dotati di stalle coperte e scoperte, casolari e ricoveri per i pastori, mungituri e cisterne avevano un costo maggiore.

La Dogana interessò prevalentemente i fertili territori pianeggianti della Capitanata, ma le forti richieste di pascoli spinsero il potere statale a noleggiare ai "locati" anche le zone collinose della Murgia, che si arricchirono, fino al 1800 circa in cui il sistema restò in vigore, di strutture viarie e non, atte a favorire lo spostamento ed il soggiorno delle greggi: tratturi, tratturelli, bracci, poste, ricoveri - jazzi - e cisterne per l'abbeveraggio degli animali.

Alcuni territori, come quelli di Altamura e Gravina, riuscirono a conservare una effettiva indipendenza amministrativa dalla Dogana, ma risentirono comunque del sistema economico-organizzativo transumante: l'allevamento è stata l'attività imperante per secoli e secoli e, a seconda della stagione, gli animali in sosta e transito sulle colline aumentavano o diminuivano consistentemente di numero, dilatando o contraendo la superficie di territorio destinata ad altre attività, quali l'agricoltura.

Oggi è difficile riconoscere un tratturo da una semplice carrareccia: li distingue la presenza, ai lati, di due file di interminabili muretti a secco, atte ad evitare la dispersione degli armenti negli appezzamenti circostanti. Queste strade, larghe oltre 100 metri, erano coperte d'erba e dotate di larghissime piazzole di sosta, cossicchè i viaggiatori potessero riposarsi man mano che procedevano; durante il riposo notturno, le greggi venivano circondate e protette con recinzioni temporanee, che i pastori portavano con sé nel viaggio a dorso di mulo, corredate, in loco, da frasche di perazzo ed altri arbusti spinosi, per scongiurare gli attacchi dei lupi. Inoltre era imposta una certa velocità di marcia, affinchè, durante l'incedere, le bestie non consumassero tutta l'erba del tratturo ed essa si rinnovasse velocemente.

I tratturi erano orientati come i meridiani, ovvero in direzione nord-sud, mentre i tratturelli, vie minori di collegamento, costituivano un raccordo trasversale tra tratturi, orientati perciò in direzione est-ovest; ultimi, i bracci, raccordavano tratturi e tratturelli con poste e jazzi.

Il tramonto della Dogana e, ancor di più, l'avvento della modernità nei trasporti del XX secolo, ha svuotato la transumanza, intesa come viaggio stagionale tra diversi territori, di ogni significato. Persa la loro funzionalità di carattere produttivo, i tratturi appaiono oggi dimenticati, usurpati, triturati con le macchine frangipietre, ormai irriconoscibili nel loro antico tracciato. Se e' certamente anacronistico pensare di far rivivere tratturi e pascoli murgiani rimettendo in piedi l'arcaica giostra della transumanza, diventa però doveroso trovare un modo per recuperare questo patrimonio culturale, facendo sì che le antiche vie tornino, in qualche maniera, ad essere frequentate; ad esempio quanti decidono di dedicarsi, per spirito di viaggio, alla mobilità lenta, fatta di passi e riflessioni, di silenzio e paesaggi potrebbero trovare nelle vie della transumanza una situazione ideale.


Fig.1 Jazzo Purgatorio, uno dei tanti jazzi abbandonati lungo le vie della transumanza
Fig.2 Pecore la pascolo lungo i pendii murgiani

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