Turismo: controlli e regolamenti dei Comuni su affitti brevi
Approvata legge in Consiglio regionale
martedì 20 ottobre 2026
21.08
Il Consiglio regionale della Puglia ha approvato una legge sulle locazioni turistiche: la principale novità è il trasferimento dei controlli ai Comuni.
Il provvedimento, approvato a maggioranza, attribuisce ai Comuni a maggiore densità turistica e ai capoluoghi di provincia la possibilità di adottare specifici regolamenti per individuare aree del territorio nelle quali fissare criteri e limiti allo svolgimento delle locazioni turistiche. Le amministrazioni potranno intervenire sulla base delle caratteristiche dei singoli contesti urbani, valutando il rapporto tra posti letto turistici e popolazione residente, la disponibilità di alloggi destinati alla locazione ordinaria, la presenza delle strutture ricettive tradizionali, gli effetti del fenomeno sulla qualità della vita dei residenti. I criteri e i limiti allo svolgimento delle attività di locazione turistica non si applicano alle attività esercitate dagli host (locatori) presso la propria residenza principale.
I comuni a più alta densità turistica e comunque tutti i comuni capoluogo di provincia possono con proprio regolamento individuare zone o aree in cui definire criteri e limiti specifici per lo svolgimento delle attività di locazione turistica esercitate in forma imprenditoriale e non imprenditoriale.
Tra gli strumenti previsti figurano anche la possibilità di fissare limiti numerici alle locazioni turistiche in particolari zone della città, definire un rapporto tra superficie degli immobili e numero massimo degli ospiti e introdurre standard qualitativi relativi all'accessibilità, alle condizioni igienico-sanitarie, al decoro degli immobili e ai servizi offerti. L'applicazione delle eventuali limitazioni dovrà comunque avvenire in maniera graduale, attraverso un regime transitorio che tenga conto delle attività già legittimamente esercitate.
La legge introduce inoltre una disciplina amministrativa uniforme distinguendo le attività esercitate in forma imprenditoriale da quelle svolte in forma non imprenditoriale. Per le prime sarà necessaria la presentazione della SCIA, mentre per le seconde viene prevista una Comunicazione di inizio attività (CIA), entrambe in modalità telematica attraverso il SUAP comunale. In tutti i casi dovranno essere attestati i requisiti soggettivi, l'agibilità dell'immobile, la capacità ricettiva e le caratteristiche dell'alloggio, rafforzando così il sistema dei controlli e della tracciabilità.
Il disegno di legge interviene infine anche sul sistema dei controlli e delle sanzioni, aggiornando la legge regionale n. 49 del 2017, attribuendo ai Comuni funzioni di vigilanza più puntuali e coordinando la disciplina regionale con le recenti disposizioni statali sul Codice Identificativo Nazionale, oltre ad abrogare norme ormai superate e ricondurre l'intera materia in un unico quadro organico. Così come è stato rappresentato nella relazione di accompagnamento al testo di legge, l'intervento legislativo nasce dalla profonda trasformazione che il comparto turistico pugliese ha conosciuto negli ultimi anni.
È stato esplicitato che nel 2025 la regione ha superato i 6,6 milioni di arrivi e i 22,7 milioni di presenze, mentre le locazioni turistiche hanno superato 45 mila unità attive. Una crescita che ha contribuito in maniera significativa allo sviluppo economico dei territori ma che, soprattutto nei centri storici e nelle località a più elevata vocazione turistica, ha posto nuove questioni legate alla disponibilità di abitazioni per i residenti, all'aumento dei canoni di locazione, alla tutela del tessuto sociale e al rischio di fenomeni di overtourism. Quindi, proprio per rispondere a queste esigenze che la Regione ha scelto di ricondurre sotto un'unica disciplina sia le locazioni turistiche sia gli affitti brevi, superando la frammentazione normativa esistente e offrendo ai Comuni strumenti di regolazione coerenti con la legislazione statale e con il recente orientamento della Corte costituzionale, che ha riconosciuto la possibilità per le Regioni di intervenire in questa materia quando la finalità è quella di assicurare un turismo sostenibile, salvaguardare la residenzialità e garantire un equilibrato governo del territorio.
L'obiettivo dichiarato del provvedimento non è limitare lo sviluppo turistico, ma governarne gli effetti, consentendo alle comunità locali di continuare a beneficiare della crescita del settore senza compromettere il diritto all'abitare, la vivibilità dei centri urbani e la conservazione dell'identità dei territori. In questa prospettiva, la legge si propone di trasformare il turismo da fattore di pressione in una leva di sviluppo sostenibile, affidando agli enti locali la responsabilità di calibrare gli interventi in funzione delle specificità di ciascun territorio.
Il provvedimento, approvato a maggioranza, attribuisce ai Comuni a maggiore densità turistica e ai capoluoghi di provincia la possibilità di adottare specifici regolamenti per individuare aree del territorio nelle quali fissare criteri e limiti allo svolgimento delle locazioni turistiche. Le amministrazioni potranno intervenire sulla base delle caratteristiche dei singoli contesti urbani, valutando il rapporto tra posti letto turistici e popolazione residente, la disponibilità di alloggi destinati alla locazione ordinaria, la presenza delle strutture ricettive tradizionali, gli effetti del fenomeno sulla qualità della vita dei residenti. I criteri e i limiti allo svolgimento delle attività di locazione turistica non si applicano alle attività esercitate dagli host (locatori) presso la propria residenza principale.
I comuni a più alta densità turistica e comunque tutti i comuni capoluogo di provincia possono con proprio regolamento individuare zone o aree in cui definire criteri e limiti specifici per lo svolgimento delle attività di locazione turistica esercitate in forma imprenditoriale e non imprenditoriale.
Tra gli strumenti previsti figurano anche la possibilità di fissare limiti numerici alle locazioni turistiche in particolari zone della città, definire un rapporto tra superficie degli immobili e numero massimo degli ospiti e introdurre standard qualitativi relativi all'accessibilità, alle condizioni igienico-sanitarie, al decoro degli immobili e ai servizi offerti. L'applicazione delle eventuali limitazioni dovrà comunque avvenire in maniera graduale, attraverso un regime transitorio che tenga conto delle attività già legittimamente esercitate.
La legge introduce inoltre una disciplina amministrativa uniforme distinguendo le attività esercitate in forma imprenditoriale da quelle svolte in forma non imprenditoriale. Per le prime sarà necessaria la presentazione della SCIA, mentre per le seconde viene prevista una Comunicazione di inizio attività (CIA), entrambe in modalità telematica attraverso il SUAP comunale. In tutti i casi dovranno essere attestati i requisiti soggettivi, l'agibilità dell'immobile, la capacità ricettiva e le caratteristiche dell'alloggio, rafforzando così il sistema dei controlli e della tracciabilità.
Il disegno di legge interviene infine anche sul sistema dei controlli e delle sanzioni, aggiornando la legge regionale n. 49 del 2017, attribuendo ai Comuni funzioni di vigilanza più puntuali e coordinando la disciplina regionale con le recenti disposizioni statali sul Codice Identificativo Nazionale, oltre ad abrogare norme ormai superate e ricondurre l'intera materia in un unico quadro organico. Così come è stato rappresentato nella relazione di accompagnamento al testo di legge, l'intervento legislativo nasce dalla profonda trasformazione che il comparto turistico pugliese ha conosciuto negli ultimi anni.
È stato esplicitato che nel 2025 la regione ha superato i 6,6 milioni di arrivi e i 22,7 milioni di presenze, mentre le locazioni turistiche hanno superato 45 mila unità attive. Una crescita che ha contribuito in maniera significativa allo sviluppo economico dei territori ma che, soprattutto nei centri storici e nelle località a più elevata vocazione turistica, ha posto nuove questioni legate alla disponibilità di abitazioni per i residenti, all'aumento dei canoni di locazione, alla tutela del tessuto sociale e al rischio di fenomeni di overtourism. Quindi, proprio per rispondere a queste esigenze che la Regione ha scelto di ricondurre sotto un'unica disciplina sia le locazioni turistiche sia gli affitti brevi, superando la frammentazione normativa esistente e offrendo ai Comuni strumenti di regolazione coerenti con la legislazione statale e con il recente orientamento della Corte costituzionale, che ha riconosciuto la possibilità per le Regioni di intervenire in questa materia quando la finalità è quella di assicurare un turismo sostenibile, salvaguardare la residenzialità e garantire un equilibrato governo del territorio.
L'obiettivo dichiarato del provvedimento non è limitare lo sviluppo turistico, ma governarne gli effetti, consentendo alle comunità locali di continuare a beneficiare della crescita del settore senza compromettere il diritto all'abitare, la vivibilità dei centri urbani e la conservazione dell'identità dei territori. In questa prospettiva, la legge si propone di trasformare il turismo da fattore di pressione in una leva di sviluppo sostenibile, affidando agli enti locali la responsabilità di calibrare gli interventi in funzione delle specificità di ciascun territorio.