Tutti aspettando... Figaro

"Il Barbiere di Siviglia" si gode gli applausi al CineTeatro Mangiatordi


Lucrezia Baldassarra
LUCREZIA BALDASSARRA
Venerdì 26 Febbraio 2010

Pienone ieri al CineTeatro Mangiatordi, tutti appassionatamente in attesa de "Il Barbiere di Siviglia". Attesa dovuta al fatto che molti abbonati, non hanno rispettato pienamente l'orario d' inizio dello spettacolo (forse pensando che una qualsiasi messa in scena per cominciare aspetti il suo pubblico, quando dovrebbe essere esattamente l'opposto). Questione sottolineata dallo stesso maestro Zingariello che ha dato comunque inizio alla rappresentazione, tra gli applausi di consenso dei presenti, puntuali.

L'orchestra comincia il suo "nobile" lavoro e il sipario si alza lasciando che l'opera abbia luogo e che la passione e il piacere dell'ascolto si diffondano. È subito musica per le orecchie. A partire dalla splendida orchestra de "I Solisti di Puglia e Basilicata" abilmente diretta da Giovanni Rinaldi e dalle possenti voci dei protagonisti, il baritono venezuelano Pedro Carrillo nelle vesti di Figaro, e il soprano Oka Ryoko in quelli di Rosina, protagonista femminile della commedia.

E pensare alla lunga vita de "Il Barbiere di Siviglia", la cui prima rappresentazione, curata da Giovanni Paisiello e la sua successiva versione commissionata a Gioachino Rossini, risale a quasi due secoli fa. Ma come da copione, i grandi capolavori continuano a divertire il proprio pubblico, strappando risate e applausi anche ieri sera, grazie ad un Don Bartolo, Giovanni Guarino interprete nonché regista, battagliero e geloso, e a un Conte d'Almaviva, Giovanni Coletta, dal volto beffardo e spavaldo, iracondo per le avversità che lo tengono lontano dalla sua amata Rosina, tanto che in un concitato momento di rabbia fa cadere uno specchio, accessorio di scena. (Copione o divertente incidente di percorso?).

Ma sul palco si fa "largo" il "factotum della città", l'istrionico Figaro, il tuttofare che dimostra di essere non soltanto il più ricercato barbiere ma anche il più abile autore di "lieto fine", e che ben sposa il volto del suo interprete di ieri, mostrando quasi di essere nato per quel ruolo sempre attuale.
"Mettere in scena un capolavoro come Il Barbiere di Siviglia vuol significare ridargli una nuova vita" e, "nell'attuare questa idea, l'azione teatrale risulterà semplice ma mai banale, per intrattenere e soprattutto divertire, così come avviene da due secoli, il pubblico, ogni volta che questi personaggi riprendono vita sera dopo sera" scrive lo stesso regista Guarino.
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